Un bed and breakfast (con ombrelloni) sul colle di Leopardi. La grande bellezza all’Italia piace solo al cinema

Strano paese l’Italia: un film vince l’Oscar e si studiano percorsi ispirati a La grande bellezza per i turisti che affollano Roma (un pensiero carino anche se Roma è da secoli la città più bella del mondo, non serviva che arrivasse questa consapevolezza da Los Angeles). L’arte ci salverà è lo slogan-rifugio dei politici post-ideologici. Non a caso Matteo Renzi ha scritto un libro sulla “rivoluzione della bellezza da Dante a twitter”. E tuttavia bisogna aspettare le giornate del Fai per ammirare centinaia e centinaia di capolavori occultati al grande pubblico. Non solo, ma laddove la bellezza c’è e si mantiene intatta nei decenni, le ragioni degli affari hanno la meglio su quelle – poco remunerative – della tutela del paesaggio.

Così si potrà costruire – lo ha stabilito il Consiglio di Stato – la country house sull’ermo colle dell’Infinito a Recanati. E chissenefrega se il paesaggio non sarà più lo stesso che il Leopardi ventenne ammirava, di là dalla siepe “che il guardo esclude”, accanto al bel palazzo settecentesco che era la sua dimora-prigione, per poi scrivere quei suoi deliziosi sonetti. La soprintendenza delle Marche si era opposta, ricorrendo contro il Tar, e avevano detto no anche Italia Nostra e il Fai. Il conte Vanni Leopardi è addirittura – e giustamente – scandalizzato ma nessuno se lo fila. La vecchia casa colonica che sta in mezzo alla campagna e che si può ammirare dal colle dell’Infinito potrà essere demolita e diventare un bel resort con parcheggio interrato. Non una cementificazione selvaggia, certo, solo il primo passo. Ma chi può dire cosa accadrà dopo? Una volta che la speculazione avrà preso il via? Pare che il piano regolatore sia stato fatto (guarda caso) a maglie larghe, per poter sfruttare il territorio leopardiano a colpi di carte bollate. Un triste destino per un genio come Giacomo Leopardi, il quale forse non si aspettava scempi paesaggistici a venire ma non aveva grande stima dei suoi compaesani (“gente zotica e vil”) e del suo “natìo borgo selvaggio”. Oggi quel centro che secondo lui era abitato da uno “stuol di malevoli” deve la sua fama e la sua fortuna turistica solo al piccolo e solitario Giacomo ma, nonostante questo, si mostra ancora ingrato nei suoi confronti. Forse però un appiglio c’è: la Soprintendenza può riformulare il suo parere negativo (giudicato carente dal Consiglio di Stato) e la partita per salvare la “bellezza” può ancora essere vinta.