Un abbraccio ad Alessandra Mussolini, aggredita dalle iene dei media e del web

I mass media sono il sale della democrazia. I social media ne rappresentano l’allargamento alla rete digitale. Ma sia i media sia i social media, soprattutto i secondi, possono anche  rappresentare il trionfo dell’infamia più vile, quella che insulta e offende  protetta dall’anonimato. Media e social media, tra tante cose belle, stimolano purtroppo pure le iene che dormono nell’opinione pubblica. E, quando le iene sentono odore di sangue, si eccitano senza limiti e  si scatenano senza ritegno. È quello che è accaduto ad Alessandra Mussolini, finita nel tritacarne mediatico a causa del coinvolgimento del marito, Mauro Floriani, nell’inchiesta sulle baby squillo dei Parioli. Certo, si tratta di una storiaccia, brutta e sporca,  di un’accusa infamante, dalla quale speriamo comunque che Floriani stesso possa uscire pulito. Speriamo.

Ma proprio per questo  è doveroso e umano rispettare  il  dramma di Alessandra. Quello che le è capitato rappresenta una delle cose peggiori che possa capitare a una moglie. A cui si aggiunge la sofferenza di madre, pensando al dispiacere e al senso di vergogna che questa storiaccia avrà provocato nei figli. Come dolore basterebbe e avanzerebbe, no? Purtroppo no, perché le iene fanno scontare alla Mussolini il fatto di essere un personaggio pubblico, un personaggio, peraltro, sempre molto attento al tema della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza; e che ha anche assunto in passato posizioni durissime in materia di contrasto alla pedofilia. Ai vigliacchi e agli sciacalli che infestano il web non sarà parso vero di avere una così ghiotta occasione per sfogare la propria morbosità, il proprio livore, le proprie frustrazioni da carneadi, la propria malvagità piccola piccola. In questi giorni, su Facebook e nei commenti inviati alle testate on line, si moltiplicano le sghignazzate, le parole insultanti e beffarde, le battutacce, le immagini sarcastiche. Insomma, un vero e proprio linciaggio mediatico, ancorché non siano comunque mancati ad Alessandra gli attestati di solidarietà. Ma anche la carta stampata ha fatto la sua (brutta) parte. Perché, nei titoli dedicati all’inchiesta (tornati, guardacaso, d’apertura di pagina) Floriani non è chiamato con il proprio nome, ma indicato come il «marito della Mussolini». Immagino anche il sottile e perverso piacere, per taluni, di usare quel nome, “Mussolini”, in associazione a un vicenda infamante.

Alla fine anche il Garante della privacy ha sentito il dovere di intervenire, richiamando «tutti i media al più rigoroso rispetto dei principi stabiliti dal Codice deontologico dei giornalisti». Al dunque, ci troviamo di fronte a una brutta pagina scritta dalla stampa e dalla rete, che hanno malamente giocato sul dolore di una donna, sulla sofferenza di una famiglia, sull’ingiusto e del tutto immeritato discredito gettato addosso a una parlamentare appassionata, una parlamentare sempre coerente nel difendere le proprie idee. E il proprio nome.