Ucraina, Mosca minaccia ritorsioni: «In caso di sanzioni possibili sequestri di beni occidentali»

Resta altissima la tensione in Ucraina, mentre le diplomazie occidentali si affanno alla ricerca di una uscita pacifica dalla crisi che ruota intorno al ruolo della Russia. Da Mosca però invitano Europa e Usa a considerare Kiev e la Crimea come interlocutori e annunciano ritorsioni pesantissime in caso di sanzioni: un possibile sequestro dei beni occidentali sul territorio russo. Un’ipotesi su cui starebbe lavorando il Senato, secondo quanto riferito dal senatore Andrei Klishas, capo della commissione sulla legislazione costituzionale. Le confische potrebbero riguardare sia le imprese sia i cittadini americani ed europei. «Il progetto di legge prevede di dare tali prerogative al presidente e al governo per difendere la nostra sovranità dagli attacchi», ha spiegato Klishas, precisando che «i legali stanno studiando attentamente il problema per sapere se la confisca degli attivi e dei conti delle aziende e delle persone fisiche sia in contrasto con la Costituzione russa». «Ma in ogni caso non dubitiamo che corrisponda alle norme europee, basta ricordare l’esempio di Cipro», ha proseguito il senatore russo, ricordando che «tutte le sanzioni devono essere reciproche». Nella notte c’era stata una telefonata tra Angela Merkel e Barack Obama, che si sono trovati d’accordo sull’importanza di una riduzione della tensione, anche attraverso il dispiegamento di osservatori internazionali e «avviando colloqui diretti tra Russia e Ucraina». A renderlo noto è stata la Casa Bianca, aggiungendo che i due leader hanno espresso «preoccupazione per la chiara violazione russa della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina». È stato invece il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, a spiegare che Parigi e Berlino hanno approntato un piano di uscita dalla crisi, che sarà discusso già oggi a Parigi, dove è convocato un incontro internazionale al quale partecipano diversi ministri degli Esteri dei principali paesi, fra i quali l’Italia. Il tema doveva essere il Libano, ma è chiaro che la crisi ucraina assumerà un ruolo centrale anche alla luce del vertice europeo straordinario di domani a Bruxelles, nel quale potrebbero essere varate sanzioni contro la Russia in assenza di segnali distensivi. All’ordine del giorno parigino vi saranno la proposta di creare un gruppo di contatto sull’Ucraina della quale la Merkel ha già parlato con il presidente russo Vladimir Putin e quel piano franco-tedesco che ricalca diversi punti dell’accordo del 21 febbraio, concluso a Kiev dopo diversi giorni di violenti scontri fra autorità e manifestanti filo-europei. «Un governo di unione, il fatto che i russi si debbano ritirare, il fatto che se ci sono milizie estremiste devono essere disciolte, e il fatto che la costituzione del 2004 venga applicata e si vada verso elezioni presidenziali», ha spiegato Fabius, che in giornata ha incontrato anche il ministro degli Esteri ucraino, Andrei Deshizia. «Vogliamo risolvere pacificamente questa crisi», ha detto Deshiza, aggiungendo che «non vogliamo combattere i russi. Vogliamo mantenere un buon dialogo, buone relazioni con il popolo russo. Apprezziamo tutti i contatti possibili». Ma tra Mosca e Kiev si pone il problema della Crimea, da cui il premier Serghiei Aksenov, secondo quanto riferisce la stampa locale, fa sapere che «non c’è alcuna possibilità di dialogare con Kiev perché non riconosciamo la loro legittimità». «Vogliamo un accordo di libero scambio con Mosca e l’indipendenza dall’Ucraina», ha ribadito il premier della Crimea, chiarendo che il referendum sullo status della Crimea nei confronti dell’Ucraina si terrà a metà marzo e non il 30 marzo, come era stato precedentemente previsto. Intanto, si muovono le truppe dell’uno e dell’altro fronte. Il comando della Marina ucraina in viale Carlo Marx a Simferopoli, capitale della Crimea, è stato circondato da una cinquantina di soldati senza insegne, presumibilmente russi, mentre i militari fedeli a Kiev rifiutano di ammainare la bandiera. Inoltre, secondo fonti ufficiali ucraine, le forze russe avrebbero preso il controllo parziale di due basi missilistiche in Crimea. E proprio a Kiev e Simferopoli rimanda la Russia, spiegando che sono loro le parti in causa. Per questo, alla proposta Merkel-Obama di inviare osservatori internazionali, Mosca replica che il consenso non dipende dal Cremlino, ma «dalle parti che li ricevono, compresa l’amministrazione della Crimea». «Quelli che stanno ora nel parlamento ucraino non controllano l’intero territorio perché la gente in Crimea e in altre regioni non vuole riconoscere la legittimità di coloro che sono arrivati al potere con metodi anti-costituzionali», ha il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov, aggiungendo che «per questa ragione dovrebbero raggiungere accordi con quelli che controllano davvero la situazione. Per la Crimea, sono il Consiglio supremo e il governo».