Ucraina, miliziani armati filorussi occupano un ospedale e una base militare

Una trentina di uomini armati filorussi ha fatto irruzione nel principale ospedale militare della Crimea, a Simferopoli, e l’ha occupato costringendo il comando dell’ospedale ad abbandonare l’edificio e riunendo il personale medico in una sala conferenze «per comunicazioni con la presunta nuova amministrazione dell’istituto».  La notizia, riportata da alcuni media locali, è stata successivamente confermata anche dal ministero della Difesa ucraino che ha quindi rivelato che nell’ospedale militare sono ricoverati 20 pazienti in gravi condizioni e uno è in terapia intensiva.
E sale intanto la preoccupazione per una serie di sequestri che sarebbero stati messi in atto da alcuni uomini armati filorussi che controllano quello che è di fatto il confine tra la Crimea e il resto dell’Ucraina. Due attiviste di AutoMaidan e forse anche una giornalista che stavano entrando nel territorio della penisola sarebbero infatti state sequestrate, secondo quanto sostiene AutoMaidan, che durante la rivolta in Ucraina organizzava cortei di protesta di auto. Oleksandra Riazhtseva e Katerina Butko sarebbero state fermate e rapite ieri al checkpoint di Perekops, allo stesso tempo sembra che si siano perse le tracce anche di Olena Maksimenko, reporter di Tyzhden.ua che si trovava nella stessa zona, decine di uomini e donne si sono sdraiate a terra per impedire il passaggio in Ucraina delle colonne di mezzi militari senza insegne ma ritenuti russi. Secondo un rappresentante del consiglio del villaggio, citato da un giornale locale, i militari russi si sono fermati alle porte di Chonhar, minando i campi e cominciando a scavare per i pali di frontiera: gli abitanti si sono stesi a terra per protesta, issando sui tetti delle loro case le bandiere nazionali ucraine. L’agenzia Itar-Tass, citando esponenti delle forze di autodifesa della Crimea, li ha definiti «provocatori radicali ucraini».
E sempre in Crimea alcuni miliziani filorussi hanno occupato una base militare: «Ci hanno intimato di consegnare i mezzi della base e hanno issato la bandiera russa, senza ammainare quella ucraina», ha rivelato il comandante ucraino della base spiegando che all’interno della struttura «ci sono un centinaio di soldati dell’Ucraina ma non ho consegnato loro le armi per evitare incidenti» e che già da 48 ore i miliziani gli avevano chiesto di consegnare i camion, le jeep e blindati della base.
A Sebastopoli, secondo l’agenzia Tass, il russo è già diventato lingua ufficiale prima ancora del referendum sull’adesione della Crimea alla Russia, previsto per domenica prossima: Dmitri Belik, sindaco ad interim della citta’, dove oltre il 70 per cento dei residenti e’ russo, ha decretato che il russo sia la lingua ufficiale per i documenti di circolazione, finora compilati in ucraino.
La diplomazia internazionale, intanto, cerca di trovare una quadra nella situazione ucraina sempre più confusa. Il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric ha fatto sapere che il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, è «sempre più allarmato» per i recenti sviluppi della situazione in Ucraina: «La comunità internazionale deve aiutare gli attori principali nel Paese a riportare la calma, lavorando per una soluzione politica duratura ed equa. Un ulteriore deterioramento della situazione avrebbe gravi ripercussioni per la popolazione dell’Ucraina, per la regione e a livello globale».
Dal canto suo il premier britannico David Cameron, intervenendo alla Camera dei Comuni sulla situazione in Ucraina e sul referendum per l’annessione della Crimea a Mosca previsto per il 16 marzo, è stato netto: «Un referendum sarebbe illegale, illegittimo e non riconosciuto – ha detto – Non solo , avrebbe tutte le caratteristiche di una farsa». Una condanna senza mezzi termini dell’appuntamento referendario che si avvicina a grandi passi.
Cameron ha riconosciuto che le sanzioni contro la Russia potrebbero avere conseguenze per la Gran Bretagna e i suoi partner dell’Unione europea ma, ha aggiunto: «La sicurezza e la prosperità della Gran Bretagna sarebbero a rischio se permettessimo una situazione in cui le nazioni si beffano delle regole internazionali senza subirne le conseguenze». Il premier britannico ha ricordato che la via per la soluzione della crisi passa attraverso le trattative dirette tra Russia e Ucraina, la cancellazione del referendum per l’annessione della Crimea, il ritiro delle truppe agli ordini di Mosca e l’organizzazione di libere elezioni. Tutte “opportunità” che Mosca non sembra minimamente prendere in considerazione nonostante l’isolamento internazionale si faccia sentire ogni ora di più.