Riecco il tormentone delle quote rosa, le parlamentari sul piede di guerra. E c’è chi dice no

In un tourbillon infinito di rimescolamenti, di intese e attriti sull’Italicum, nel nome delle pari opportunità torna l’ossessione delle quote rosa. Cui prodest? Alla Camera si discute la riforma della legge elettorale e ad accendere la miccia è l’accantonamento degli emendamenti che introducono la parità di genere. Su questo tema, infatti, a Montecitorio ancora non si è trovata l’intesa. Un argomento trito e ritrito che nella sua applicazione pratica nei consigli di amministrazione e nelle Regioni non ha dato i risultati sperati. Le quote rosa in politica non hanno fatto infatti a fare un passo avanti alla rappresentanza femminile. Nonostante ciò la querelle puntualmente si riaffaccia e rinfocola le polemiche. A dare il “la” questa volta sono le  parlamentari di Forza Italia che sono scese sul piede di guerra e hanno annunciato di essere pronte a votare gli emendamenti. Il testo giunto in aula prevede brevi liste bloccate dove «non possono esservi due candidati consecutivi del medesimo genere»; le parlamentari di FI chiedono l’alternanza uomo-donna, come anche tutto il gruppo del Pd. Oltre agli emendamenti presentati da diversi gruppi parlamentari (come Pd e Scelta Civica, Sel, Psi) c’è anche una proposta di modifica bipartisan sottoscritta da molte parlamentari di vari gruppi e a prima firma di Roberta Agostini, del Pd. Numerose anche le adesioni delle parlamentari di FI, tra le quali Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Renata Polverini, Micaela Biancofiore, Gabriella Giammanco, Annagrazia Calabria, Elvira Savino, Giuseppina Castiello, Sandra Savino. La minaccia è quella di votare questo emendamento. La tensione in queste ore è così alta che i deputati uomini minacciano una ritorsione, in caso di approvazione dell’alternanza uomo-donna nelle liste: quella di votare favorevolmente agli emendamenti che introducono il voto di preferenza. Preoccupata per l’accantonamento degli emendamenti sulla parità di genere si è detta anche la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli (del Pd): «Questa riforma elettorale potrebbe essere l’occasione di un cambiamento storico, occasione che andrà persa in nome non si sa bene di quali accordi con forze politiche della maggioranza o di opposizione». La Fedeli fa un appello al  governo composto paritariamente da donne e uomini, e a tutto il Parlamento perché ci si «possa ritrovare tutti uomini e donne insieme per chiedere un’equa rappresentanza di genere e tornare, così, a valorizzare i principi di uguaglianza e pari opportunità che sono espressi con forza nella nostra Costituzione». Ma fu vera gloria?