“Torna Barack, Roma ti aspetta”. Ma Marino parli per sé, c’è chi non ha voglia di festeggiare con Obama

Per carità, non per fare dell’antiamericanismo di maniera, ma tutto questo brodo di giuggiole che avvolge la visita romana di Barack Obama appare un po’ stucchevole. Diciamo che il presidente Usa, con le 113 basi a stelle e strisce dislocate su suolo italico, ha i suoi buoni motivi per fare ampi sorrisi e persino per regalare selfie a mo’ di souvenir a quel poveraccio del sindaco Ignazio Marino che l’ha rincorso a Fiumicino, fin sotto l’Air Force One, pur di intercettarlo qualche secondo e poter dire: anche io ho fatto il mio omaggio. E questo è ciò che tutti hanno visto e su cui ciascuno può riflettere. Ma c’è un’aggiunta assai urticante: Giorgio Napolitano e poi il solerte Ignazio Marino hanno invitato nuovamente Barack a Roma per il prossimo 4 giugno, settantesimo anniversario della liberazione della città dai tedeschi. Lui ha risposto cordialmente: “Ogni scusa è buona per venire a Roma”. Del resto in quei giorni Obama si troverà già in Europa, per partecipare alle celebrazioni dello sbarco degli alleati in Normandia. Un invito che suona dunque come un rinnovato piegare il capo a truppe straniere che occuparono la capitale settanta anni fa (dopo peraltro averla bombardata un anno prima). Una mossa che si inserisce nel solco di una tradizione di servilismo che induce il nostro Paese a fare festa nazionale per celebrare la sconfitta di una guerra come scrisse acutamente lo storico e scrittore Mario Cervi. E perché poi? Solo per un ritorno d’immagine, per farsi la foto con l’inquilino della Casa Bianca, per farsi dire che il Colosseo è più grande di un campo di baseball, una stronzata che tutti hanno accolto con il sorriso sulle labbra, anziché alzare almeno il sopracciglio dinanzi a tanta scostumata banalità. E senza neanche uno straccio pacifista che sventolasse nelle vie di Roma (perché Obama ha minacciato un intervento Nato per l’Ucraina, non va dimenticato…), perché loro, i pacifisti, sono troppo occupati a racimolare firme per la lista Tsipras. È stata l’estrema destra a realizzare manifesti anti-Obama e in difesa di Putin. Come se fossimo ancora in piena guerra fredda. E di certo siamo ancora così vassalli da vantare come un successo la risposta fornita da Obama all’insistente Marino che lo voleva di nuovo in città: “L’estate è un buon momento per tornare a Roma”. Né sì né no. La risposta che si dà ai seccatori. La risposta del monarca al cortigiano importuno e molesto.