Torino, revocata la cittadinanza onoraria a Mussolini. Mentre rimane Corso Urss…

Una sinistra in forte crisi di identità le studia tutte pur di rilegittimarsi di fronte alla sua sua base storica. L’ultima stravaganza tardo-ideologica è avvenuta a Torino  (li cui sindaco è Piero Fassino), dove la maggioranza in Consiglio comunale, ha pensato bene, in mancanza di provvedimenti più utili a migliorare la qualità della vita metropolitana, di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Dopo un acceso dibattito, la mozione di revoca ha ottenuto la maggioranza assoluta, con 29 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astenuti. Si sono espressi contro la mozione i consiglieri di Fratelli d’Italia e Angelo d’Amico (Forza Italia). Si sono astenuti gli esponenti di Ncd e della Lega Nord. I consiglieri leghisti hanno comunque rimarcato l’assurdità e l’inutilità dell’iniziativa di Pd ed alleati, sventolando per scherno la bandiera rossa e cantando polemicamente l’inno comunista. «Ci sono questioni più urgenti per i cittadini», ha detto il capogruppo Fabrizio Ricca, che ha ricordato come Torino ancora oggi dedichi uno dei suoi corsi all’Unione Sovietica.

La “prodezza” della sinistra torinese è comunque un boomerang, perché ricorda  ai  torinesi che Mussolini ha continuato a essere cittadino onorario della città della Mole per 69 anni dopo fine della guerra. E ha continuato a esserlo anche ai tempi dell’autunno caldo,  di Lotta continua davanti ai cancelli di Mirafiori, di Berlinguer davanti ai cancelli della Fiat, della marcia dei quarantamila e di tutti i grandi e traumatici eventi che hanno scandito la vita torinese insieme con quella dell’Italia repubblicana. Neanche quando Torino era tra lecittà italiane più rosse, neanche ai tempi di Diego Novelli sindaco, a nessuno venne mai  in mente di revocare la cittadinanza a Mussolini. Ma non perché fossero meno di sinistra degli uomini di Fassino (anzi!),  semplicemente perché era gente più seria e più sicura di sé. E mai avrebbero commesso la gaffe di revocare un’onorificenza fuori tempo massimo e con il suo beneficario da lungo tempo consegnato alla storia.