Terzi: “Mi dimisi dopo aver riportato in Patria i marò, solo la destra mi difese”

Di applausi ai marò ne erano già piovuti diversi, dalla platea, ma quando l’ex ministro Giulio Terzi ha preso la parola per ringraziare e salutare i nostri due soldati ostaggio degli indiani, lo scroscio è stato anche un forte riconoscimento al diplomatico italiano, che aveva avuto il coraggio di dimettersi dopo la decisione del premier Monti di restituire i due ragazzi all’India dopo il breve rientro in Italia. Ma Terzi ha parlato dei marò anche per ribadire un concetto di sovranità nazionale dal quale la destra che rinasce a Fiuggi non può prescindere: “La sovranità nazionale e l’interesse nazionale devono tornare a essere la bussola della politica estera. Solo la destra, nella vicenda dei marò, aveva colto l’esigenza di non abbandonare i nostri militari agli abusi dell’India, solo la destra aveva capito l’errore di averli rimandati indietro, decisione che portò alle mie dimissioni. Perché quella vicenda è una grave violazione della sovranità nazionale, che la sinistra aveva supinamente accettato, come già il Pci per la rinuncia sulla questione istriana, come anche nella vicenda dell’amico Toreggiani e della mancata estradizione di Cesare Battisti dal Brasile…”. Terzi poi ricorda gli altri cardini della politica che Fratelli d’Italia deve portare in Europa, una visione “critica del fiscal compact, della guida unilaterale tedesca, la necessità di fare dell’anticorruzione una piattaforma continentale, ma anche l’esigenza, in tema di immigrazione, di non confondere l’iintegrazione con l’assimilazione, il meticciato culturale…”