Sull’italiano ucciso dalla polizia venezuelana il silenzio dei media: fosse accaduto in Russia?

Si chiamava Roberto Annese, era italiano, aveva 33 anni, ed è stato assassinato in una piazza venezuelana perché chiedeva libertà. La notizia è passata pressoché sotto silenzio sui nostri media (poche righe confinate nella pagina degli esteri) e dimenticata dai nostri telegiornali. Ignorata perché il Venezuela è troppo lontano o, semplicemente, perché il regime di Caracas è di sinistra? Il dubbio non è peregrino. Provate solo a cambiare latitudine all’episoodio: immaginate fosse accaduto nella Russia di Putin. Sarebbe stata la notizia principale di tutti i tg e la ministra degli Esteri Mogherini avrebbe già fatto sentire la sua voce con Mosca. Con il regime del “compagno Maduro”, già delfino di Chavez, niente di tutto questo. La morte di Roberto è stata silenziata sul nascere. Il giovane italo-venezuelano, originario di Molfetta, doppio passaporto, cugino dell’ex presidente della camera di commercio di Maracaibo, si trovava insieme ad altri giovani in una “guarimba” (barricata) durante le manifestazioni anti-governative. Roberto è stato raggiunto al petto da un colpo d’arma da fuoco esploso in una zona dove si trovava un gruppo armato. Alcuni media riferiscono che a sparare sono stati uomini della polizia regionale della città. «L’uomo è stato ucciso alle 4,40 di sabato mattina raggiunto da una pallottola nel quartiere El Naranjal», dove era residente, afferma il giornale La Verdad de Maracaibo. Dopo aver visto il gruppo di uomini armati che si avvicinavano sul posto «i giovani sono saliti sul tetto di una casa dove hanno cercato riparo: è stato lì che Annese è stato colpito. I suoi compagni – ha precisato il quotidiano – sono subito scesi per aiutarlo ed alcuni di loro sono stati arrestati». La versione del governo? Annese è morto mentre cercava di preparare un mortaio artigianale. Insomma, si sarebbe sparato da solo. Il giovane italiano non è stato l’unica vittima in queste ore, nell’ambito dei disordini che sta vivendo il Paese visto che, nella città di san Cristobal, ha perso la vita anche un venezuelano di 44 anni, Omar Busto, rimasto fulminato da un cavo elettrico – è questa la versione data dal governo – mentre cercava insieme ad alcuni compagni di smantellare un posto di blocco. Ancora più crude e drammatiche le immagini fornite dalla Cnn che, proprio dalla città dove Annese è stato assassinato, ha mostrato il tentativo di stupro da parte delle forze di Maduro ai danni di una manifestante. Una situazione esplosiva che si è estesa anche a Caracas con scene di guerriglia per le strade. Oltre all’Onu, nelle ultime ore è intervenuto anche il segretario di Stato vaticano, monsignor Parolin, che ha offerto la sua disponibilità a fare da mediatore tra Maduro e le forze di opposizione. Prima che si scateni una vera e propria guerra civile.