Sicilia, scontro sul rimpasto. Non finisce la stagione oscura di Crocetta

Era stata presentata come il “miracolo-Sicilia”, ma l’amministrazione guidata da Rosario Crocetta è un fallimento su tutti i fronti. Come dimostra, infatti,  l’ultimo capitolo della saga di Palazzo d’Orleans tra il governatore e gli alleati i nervi sono sempre più tesi. Il rimpasto in giunta, o come viene definito “il governo nuovo”, sta lacerando la maggioranza che non riesce a uscire dal pantano. Tra Crocetta e i partiti è in corso una prova muscolare e nessuno sembra volere cedere. In ballo ci sono posti e nomi, ma anche vecchie ruggini e ambizioni politiche, che s’intersecano con la partita per le elezioni europee e con nuovi assetti di potere. Da una parte ci sono i partiti che rivendicano rappresentanza in giunta e spingono per fare spazio a uomini di fiducia, dall’altro il governatore che sbarra la strada. Così il vertice di maggioranza previsto per oggi e ritenuto decisivo per far decollare il Crocetta-bis è saltato. Se il governatore aspetta i nomi dai partiti per poi decidere, l’Udc invoca la firma su un patto di programma per impegnare il governo su alcune priorità. «I diktat basati “o fai così o non ti diamo la fiducia” con me non funzionano, io ho solo un obiettivo: salvare la Sicilia. Se vogliono chiudere, l’accordo lo facciamo in tre ore in una cornice già definita. Altrimenti, sono pronto a formare un governo di alto profilo e presentarmi direttamente davanti all’Assemblea siciliana», sbotta Crocetta. E avverte: «Il governo nuovo non può avere uomini che ritornano dal passato», sbattendo la porta all’ingresso in giunta di Giovanni Pistorio (segretario siciliano dei centristi) e Rosolino Greco (dirigente regionale), nomi su cui punterebbe l’Udc. Un comportamento, quello dei partiti, che Crocetta definisce “autoreferenziale”. «Non si può tornare indietro e indietro non si torna – minaccia – io vado avanti a denti stretti, con lo sguardo alto, un paio di scarpe da tennis e lo zaino sulle spalle, sapendo che la lotta sarà dura e la meta comincia ad avvicinarsi». Parole, sottolinea Crocetta, “non di rottura”, anzi, «voglio sollecitare i partiti, dopo avere discusso per quasi un mese sul criterio e i metodi, a propormi ufficialmente i nomi di loro gradimento poiché ritengo che non si possa arrivare a una riunione conclusiva senza avere discusso col presidente quale effettivamente sarà la composizione della giunta». Toni che non sono piaciuti affatto al presidente dell’Udc, Gianpiero D’Alia, secondo cui «l’atteggiamento di Crocetta ricorda quello dei bambini che portano via la palla quando la partita va male». Un clima politico contro cui si scaglia la Cisl: «È una vergogna, un indecente spettacolo della politica che mina la già debole credibilità della Sicilia».