Se si interviene solo sull’Irpef la stagnazione non sarà scalfita

Irap o Irpef ? Il dibattito sta diventando surreale e stucchevole. Diciamo la verità, se si interviene solo e soltanto sull’Irpef, considerato che nei dieci miliardi di tagli annunciati ci sono già quelli impegnati dal governo Letta, si riesce a malapena a garantire un centinaio di euro in più a chi oggi ne guadagna  fino a 1500. Il che, come è ovvio, non guasta. E’ un piccolo sollievo, un aiuto per famiglie che faticano, tra bollett , affitto e spese essenziali, ad arrivare alla terza settimana del mese. Un di più che può servire ad incrementare gli acquisti, a far risalire, sia pure in misura non eccezionale, i consumi. Sul piano politico, è una mossa ad effetto.

Una di quelle mosse su cui si può imbastire una campagna elettorale. Il rinnovo del Parlamento europeo è alle porte. Presentarsi agli elettori mostrando le credenziali di un governo che è riuscito ad abbassare le tasse fa gola a Renzi, come farebbe gola a chiunque si trovi ad occupare posizioni di governo, ad ogni livello e in qualsiasi latitudine. Altro discorso è quello di adottare una scelta efficace sul piano propagandistico, ma di utilità limitata, marginale e poco produttiva nelle condizioni in cui versa il Paese nel suo complesso. Diciamo la verità: una simile operazione non darebbe alcuna scossa. Non rimetterebbe in marcia l’economia. Non aiuterebbe ad uscire dalla stagnazione. E non  farebbe recuperare competitività al nostro apparato produttivo. Risultato? Una ulteriore moria di imprese e un  aumento della disoccupazione. Un taglio consistente dell’Irap, imposta che grava pesantemente sulle imprese, avrebbe invece effetti immediati sia sulla manodopera che sulle aziende.

Certo, senza una riforma che elimini le storture e i guasti prodotti dalla legislazione Fornero sul mercato del lavoro,  sarà difficile avere subito ricadute  consistenti e positive sulla occupazione. Vedremo se l’ancora misterioso Jobs act conterrà misure che vanno nella direzione giusta, che è quella di assicurare una maggiore flessibilità in entrata ,  una minore rigidità in uscita e  una radicale sburocratizzazione del sistema delle assunzioni. Comunque sia, ove fosse eliminata  definitivamente l’Irap, verrebbe finalmente a cadere ogni discussione su una tassa che colpisce il lavoro. Gli imprenditori non avrebbero più alibi. Migliorerebbe complessivamente la  condizione delle imprese e sarebbero facilitate le assunzioni di nuovo personale . Può apparire banale  ripeterlo: ma soltanto dalla combinazione tra una decisa riduzione del peso della tassazione sul lavoro  per l’impenditore e forme di contrattazione aziendali mirate a sollevare la leva della produttività, si possono aumentare profitti e salari. Non è l’uovo di Colombo.

Ma è un dato di fatto che laddove in Europa, a partire dalla Germania, si sono adottate politiche partecipative, si sono responsabilizzate le parti sociali nella cura delle aziende, si sono abolite forme spurie e approssimative di rappresentatività  sindacale, e si sono messi al bando ideologismi deleteri, i risultati sono venuti. Si è recuperata competività , si sono creati nuovi posti di lavoro e le buste paga dei dipendenti sono diventate più pesanti. Da noi, invece, come dicevamo all’inizio, il dibattito su Irap e Irpef sta diventando surreale e stucchevole. Tanto surreale e stucchevole che, se un esperto come Luca Ricolfi  si azzarda, sulla Stampa, a spiegare perchè una drastica riduzione del cuneo fiscale e contributivo sulle buste paga dei nuovi rapporti di lavoro, che aumentino l’organico di una azienda, potrebbero essere un toccasana per il bilancio pubblico, perchè ci sarebbe maggiore ricchezza, più occupazione e più gettito fiscale, tale da compensare la riduzione delle aliquote, la Ragioneria generale dello Stato bolla il ragionamento come “copertura finanziaria presuntiva” (mentre ancora non si sa quali saranno le coperture per le proposte lanciate da Renzi). E questo fa dire ad un altro esperto giuslavorista come Pietro Ichino che, se proprio ci si vuole togliere lo sfizio di capire se il meccanismo proposto da Ridolfi possa funzionare, si potrebbe sperimentare la drastica riduzione del cuneo fiscale su una zona limitata, opportunamente scelta. Così  avremmo, almeno, un dato certo su cui riflettere. Come a dire: andateci piano a fare scelte di cui ci si potrebbe ben presto pentire. Insomma, la confusione regna sovrana. Da qui a mercoledì, giorno fissato da Renzi per il varo del pacchetto su fisco e lavoro, ne sentiremo ancora delle belle. Tra ministri e sottosegretari, Confindustria e sindacati si è aperta la gara di ognuno a dire la sua. Prprio il derby che Renzi diceva di non volere.La verità è che è stato  lui a provocarlo.