Rotondi lancia il “governo ombra”: tutto forzista ma con un “ospite” del Pd

Come successe nel 2008 a Silvio Berlusconi anche Matteo Renzi deve fare i conti con un “governo ombra” che vigilerà sulle attività del suo governo. La squadra è pronta ed è stata presentata stamattina nella sede di Forza Italia, in piazza San Lorenzo in Lucina da Gianfranco Rotondi. Ci sono sedici ministri e un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Lo “shadow cabinet” è guidato dallo stesso Rotondi, che ricopre il ruolo di premier. La squadra è formata da azzurri e non solo. Tra i ministri c’è infatti anche il sindaco di Salerno, il Pd Vincenzo De Luca che guiderà le Infrastrutture e i Trasporti di cui era viceministro nel governo Letta. Poi ci sono: Stefania Prestigiacomo agli Affari esteri, l’economista Antonio Martino alle Finanze, Daniela Santanché alla Difesa, Francesco Nitto Palma all’Interno. Federico Tedeschini alla Giustizia, Nicolò Sella allo Sviluppo economico, Pietro Tarsitano alla Salute, Raffaele Coppola alle Politiche agricole, Alda Boscaro ai Beni culturali, Stefania Fuscagni all’Istruzione, Laura Ravetto all’Ambiente, Renata Polverini al Lavoro e Politiche sociali. Ministri senza portafoglio sono stati nominati Carlo Arrigo Pedretti alla Pubblica amministrazione, Giancarlo Galan agli Affari regionali e Michela Biancofiore alle Riforme costituzionali e Rapporti con il Parlamento. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giampiero Catone. La formula del governo ombra fu usata per la prima volta in Italia dal Pci di Achille Occhetto nel luglio 1989, in occasione della crisi dell’esecutivo De Mita, conclusa con la formazione del sesto governo Andreotti. Occhetto rispose così alla maggioranza di pentapartito: il suo tentativo, poi fallito non produsse, comunque, mai alcuna modificazione nei regolamenti parlamentari delle due Camere. Nel 2008 ci provò Walter Veltroni. Dopo la vittoria di Silvio Berlusconi alle politiche, il governo ombra venne riproposto dall’allora segretario del Pd, che il 9 maggio presentò ricalcando lo schema di ripartizione delle competenze del Berlusconi IV. Un’esperienza che durò esattamente un anno e si concluse con le dimissioni di Veltroni. Ora ci riprova Rotondi.