Riuscirà il centrodestra a ripensarsi e a ristrutturarsi, mentre Forza Italia si sta lacerando?

Che ne sarà di Forza Italia? Le ombre del crepuscolo si allungano su partito nell’incredulità di chi ingenuamente aveva scommesso sulla inestinguibilità del soggetto creato vent’anni fa da Silvio Berlusconi. Di questi tempi le forze politiche hanno vita breve e precaria. Un destino a cui poteva sottrarsi Forza Italia, anche nella versione “allargata” del Pdl, se soltanto si fosse evoluta da formazione parziale e carismatica a partito aperto e proiettato nel futuro, cioè slegato dal destino di un singolo che avrebbe dovuto salvaguardare un patrimonio ideale ed elettorale mettendo in condizione la sua creatura di emanciparsi fino a diventare un moderno movimento conservatore di stampo europeo con caratteristiche ovviamente specifiche, proprie di un’aggregazione mediterranea.

Alla vigilia  del ritiro forzato di Berlusconi, sempre più incline al solipsismo coltivato in un ristretto circolo, si fanno i conti e non tornano. Il padre-padrone non vuole tra i piedi nessun esponente della cosiddetta “vecchia guardia” la quale, giustamente, si domanda dove troverà la nuova. Sembra ossessionato dal “fattore Renzi”, ma non si chiede come mai questo giovanotto trentanovenne abbia sbaragliato i vecchi mandarini del Pci-Pds-Ds-Pd con una operazione rischiosa, ma indubbiamente di vero rinnovamento, e poi, a successo acquisito, si sia posto il problema di compensare chi ancora non è un trapassato offrendo o immaginando ruoli consoni a figure comunque di spicco, come D’Alema per esempio.

La rivoluzione renziana non è concepibile nell’universo berlusconiano per il semplice motivo che il capo non ha mai accettato di mettere in discussione le sue decisioni, ritenendosi oltretutto  infallibile nella scelta di amici ed avversari interni, fino a provocare diaspore e risentimenti quando invece avrebbe dovuto compattare tutte le risorse in vista di una sfida modernizzatrice che gli è sfuggita completamente di mano.

Insomma, i berlusconiani non si sono mai convinti che non si vive di soli organigrammi; sono  soprattutto le idee a muovere la politica e queste sono state trascurate da Forza Italia e da Berlusconi al punto che ciò che resta di una grande ambizione sono le briciole delle candidature che i vari colonnelli si disputano dando luogo ad una guerra intestina che sta riducendo il partito ad una palestra di scontri dopo i quali, presumibilmente, resterà ben poco. Per di più, senza la forza di Berlusconi in campo, verranno fuori tutte le insufficienze di un partito che è durato il tempo concesso al leader affinché si mostrasse con la sua indiscutibile capacità di trascinamento sul proscenio politico.

Adesso sta per calare una pesante coltre di silenzio su Forza Italia, al netto degli strepiti che da quelle parti provengono. E a risentirne è tutto il centrodestra. Impietosi i sondaggi. A parte Forza Italia e la Lega (ma è annoverabile nel centrodestra?) tutti gli altri soggetti al momento non supererebbero la soglia di sbarramento per accedere al Parlamento europeo. Un risultato impensabile che impone, finalmente – e sperabilmente – agli aventi titolo e che ad una esperienza bene o male hanno dato vita in questi ultimi vent’anni, a ripensarsi. Dopo la scomposizione è lecito, infatti,  attendersi una riflessione non per rivitalizzare ciò che è storicamente finito, ma per inventare nuove avventure politiche meno personali e più comunitarie. Insomma, una sfida conservatrice in Italia è ancora possibile al progressismo che certo non merita la fortuna che gli si presenta?