Renzi teme “agguati” e blinda subito il governo con una bella fiducia in stile “prima Repubblica”

Renzi vacilla e subito si blinda, come da vecchie pratiche di Prima Repubblica. Il Consiglio dei ministri si è riunito a palazzo Chigi questa mattina per autorizzare in tutta fretta l’apposizione della questione di fiducia sul ddl province, il cui esame è in corso al Senato. In mattinata la commissione Bilancio del Senato vota il parere condizionato ex art. 81 della Costituzione che dovrà essere recepito nel maxiemendamento su cui il governo potrà porre la fiducia: un articolo unico con 151 commi. L’esame del provvedimento potrebbe concludersi in giornata.

Eh sì, perché anche sul ddl sulle Province, come successo alla Camera per il voto finale sull’Italicum, i frenatori si sono rimessi all’opera. Matteo Renzi sente puzza di palude, per usare la metafora del premier contro chi tenta di rallentare le riforme, e avverte i piccoli della maggioranza. «Domani è la prova del nove, la palestra per vedere chi sta dalla parte delle riforme», aveva ragionato ieri il premier che, con un tweet serale ricordando che se passa la riforma delle province “3mila politici smetteranno di ricevere un’indennità”. In commissione e anche nel voto sulle pregiudiziali, la maggioranza aveva fibrillato, era andata sotto in commissione ed era passata per un soffio in Aula. Segnali poco rassicuranti per Palazzo Chigi, impegnato nella trattativa, ben più complessa, sulla riforma del Senato e del Titolo V. È evidente che i piccoli partiti vogliono alzare la posta in vista della legge elettorale per strappare cambiamenti, ad esempio sulle soglie. Per questo il voto finale al Senato sulla riforma della Province, in attesa della cancellazione in Costituzione con il titolo V, viene considerato un banco di prova per la maggioranza e per il governo nel difficile cammino delle riforme.