Renzi respinge l’assalto di Grasso: vado avanti, sulla riforma mi gioco la faccia

Non è piaciuto affatto a Matteo Renzi il «contributo di riflessione» offerto da Grasso sulla riforma del Senato (oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri per il varo) che il premier vuole incassare a tempo di record e, se necessario, a colpi di fiducia come per l’abolizione delle Province. Sì al superamento del bicameralismo perfetto ma senza strappi – è stato il ragionamento riproposto con forza da Grasso nel “salotto” di Lucia Annunziata dopo due interviste choc (a repubblica e all’Unità) che hanno spiazzato il governo. L’assemblea di Palazzo Madama deve restare elettiva senza sindaci e governatori, ha detto il presidente del Senato facendo capire che il decreto così come è stato scritto rischia di non avere i numeri in aula. Per Renzi (che a Rtl ha confermato di non voler mollare di un centimetro) è un’invasione di campo irricevibile. «Colpito» e preoccupato dall’avvertimento a meno di ventiquattr’ore dal Consiglio dei ministri, Demolition man ha risposto affilando le armi in una lunga intervista al Corriere della Sera nella quale sfida la terza carica dello Stato nel metodo e nel merito. «Su questa riforma ho messo tutta la mia credibilità; se non va in porto, non posso che trarne le conseguenze», dice. E giù attacchi all’entrata a gamba testa del presidente del Senato. «Mi colpisce che la seconda carica dello Stato, cui la Costituzione assegna un ruolo di terzietà, intervenga con una sorta di avvertimento: “Occhio che non ci sono i numeri”. Se Pera o Schifani avessero fatto così  oggi avremmo i girotondi della sinistra». Sui contenuti non si tratta al ribasso. Restano quattro i punti irrinunciabili: il Senato non vota la fiducia;  non vota le leggi di bilancio; non è eletto e non ha indennità: i rappresentati delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni». Indietro non si torna, rimettere in ballo l’elezione dei senatori significa rinviare il cambiamento e fermare i giochi a partita iniziata. «È un tentativo bloccare questa riforma. E io domani (oggi, ndr) la rilancio. Non puoi pensare di dire agli italiani: guardate, facciamo tutte le riforme di questo mondo, ma quella della politica la facciamo solo a metà». Quanto ai numeri ricorda che l’elezione diretta del Senato è stata scartata dal Pd con le primarie, dalla maggioranza e da Berlusconi nell’accordo del Nazareno («Non so se Forza Italia ora abbia cambiato idea; se è così, ce lo diranno»). Sempre per la serie “guerra senza quartiere ai parrucconi”, Renzi riserva qualche frecciatina anche ai professori che hanno fatto le pulci alla sua riforma. «Non è che una cosa è sbagliata se non la dice Rodotà. Si può essere in disaccordo con i professoroni o presunti tali, con i professionisti dell’appello, senza diventare anticostituzionali. Perché io ho giurato sulla Costituzione, non su Rodotà o Zagrebelsky».