Renzi ostenta sicurezza: voteremo nel 2018, i pensionati stiano tranquilli, l’Europa ci rispetti

Il giorno dopo la conferenza stampa della “svolta buona” Matteo Renzi è ospite a Porta a Porta e ribadisce i suoi intendimenti. A cominciare dall’intenzione di non accettare come oro colato i diktat europei. “I soldi non si possono spendere per il patto di stabilità che è un patto di stupidità”. Sarà un cavallo di battaglia di questo governo, un leit motiv che serve al premier per fronteggiare le tante voci critiche con l’Europa di Bruxelles: dai grillini, alla sinistra radicale, dalla lega a Fratelli d’Italia. “Noi dobbiamo rispettare tutti gli impegni, compresi quelli che abbiamo discusso. Noi il 3% lo rispettiamo ma facciamo una battaglia perché Ue veda un’Italia autorevole”. E aggiunge: “L’Europa ha più bisogno dell’Italia di quanto l’Italia ha bisogno dell’Europa” e questo “me lo ha detto anche la Merkel in modo molto chiaro”.

Rivendica un piglio decisionista che, per molti osservatori, lo avvicina al Berlusconi dell’esordio: “Il presidente del Consiglio deve ascoltare Confindustria e sindacati? Sì. Ma i soggetti che stanno intorno ai famosi e favolosi tavoli di palazzo Chigi, non possono pensare che le cose le decidono loro. Le cose le decidiamo noi. Ci pagano per questo. Poi se sbaglio, pago io”. Si difende dalle critiche, anche da quelle giunte da Forza Italia: Brunetta dice che sono peggio di Tremonti? “Nella scala di insulti ‘tremontiano’ venga subito dopo ‘stalinista’…”. E ancora: “Basta leggere le paginate che scrive Brunetta che dice ‘Renzi non è Mandrake’. Lo so anche io, per il resto non sono, come dice qualcuno, il figlio adottivo di Berlusconi. Ognuno ha il babbo che ha…”. Difende l’accordo sulla legge elettorale fatto con Berlusconi senza il quale, spiega, saremmo ancora all’impasse: invece quel patto avrebbe dato lo sprint finale al percorso delle riforme anche se la nuova legge elettorale di innovativo ha poco o nulla. “Se riusciamo entro il 25 maggio, come vogliamo, a fare la prima lettura della riforma del Senato e chiudere la legge elettorale – è il suo auspicio – dimostriamo che riusciamo a cambiare la politica”.

Torna sulle consultazioni con Grillo (“Ho fatto una grandissima fatica a mordermi la lingua, avessi fatto ciò che sentivo sarei saltato sul tavolo e avrei detto non ho tempo da perdere, ho un governo da fare”) e sull’avvicendamento con Letta che ha lasciato strascichi, anche personali, pesanti (“Le questioni personali sono in secondo piano. Dal punto di vita politico ho totale certezza che il percorso fatto è stato assolutamente condiviso da chi lo doveva condividere, non servono retroscena”). È sicuro di durare: quando si tornerà a votare? “Nel 2018. Sono convinto che questa classe politica in Parlamento ha l’ultima chance per dimostrare che può fare le cose”. Ribadisce che cercherà voti anche nel centrodestra, ma alle politiche e non alle europee: “Credo che alle europee sia difficile andare a scardinare i voti degli altri, la partita vera è alle politiche ed è lì che provo a conquistare l’elettore del centrodestra”.

Sulla manovra annunciata dice che è pronto a giocarsi la faccia: “Se il 27 maggio i soldi non arrivano, vuol dire che Matteo Renzi è un buffone”. Esclude la patrimoniale e anche prelievi sulle pensioni da 2500 euro: “L’idea che uno che guadagna 2-3mila euro di pensione sia chiamato a dare un contributo forse c’è per Cottarelli, ma io la escludo”. I margini per far scende le aliquote fiscali? Ci sono, avverte, ma solo se il governo durerà.