Renzi come Mandrake, ma il suo trucco è scoperto: tasse e promesse

È un televenditore di talento, non c’è dubbio. Ma Matteo Renzi dovrebbe anche rendersi conto che l’effetto annuncio è labile come le promesse che non vengono supportate da dati certi ed incontrovertibili. Non sarà “finanza creativa” la sua, ma forse è anche peggio. E’ una continua cortina fumogena che sparge sui conti pubblici raccontando che con pochi provvedimenti riuscirà entro qualche mese a mandare a posto ciò che in anni non è riuscito a nessuno pure più dotato di lui.

Non è per fare gli uccelli del malaugurio (evocati dal premier nella sua conferenza stampa), ma le cifre snocciolate non ci convincono e non ci convinceranno almeno fino a quando non ci racconterà come e dove prenderà i soldi che serviranno per pagare i debiti della pubblica amministrazione, per rifare l’edilizia scolastica, per alleggerire le tasse sui redditi più bassi. A meno che quel suo turbinare di numeri non nasconda, come invece sembra, l’intenzione di inserire qualche “patrimonialina” di soppiatto sui risparmi che vogliono dire rendite finanziarie già tassate oltre ogni limite al punto di domandarsi se conviene ancora mettere da parte da qualcosa, fare magari piccoli investimenti.

Ecco: Renzi offre la ricetta più facile, ma non certo la più idonea a far marciare l’economia: colpire il risparmio degli italiani, a cominciare dalla casa con una Tasi che è ben peggiore dell’Imu. E nulla dice, mentre promette aumenti di meno di circa novanta euro al mese a chi percepisce 1500 euro di stipendio, sugli aumenti che fin da questo mese vedremo in busta paga delle addizionali Irpef regionali e comunali. Insomma, finanzieremo ancora di più gli sperperi degli amministratori locali che hanno già dimostrato – come le cronache raccontano ogni giorno – che fine fanno i fondi che amministrano e che dovrebbero essere utilizzati per la realizzazione di ben altro rispetto ai grotteschi ed indecenti rimborsi a cui in parte vengono destinati.

Non ci siamo. La finanza locale è un colabrodo (il “caso Roma”  è emblematico al riguardo, ma non è il solo) ed invece di intervenire drasticamente sulle gestioni di Comuni e Regioni il governo continua a mettere sotto tiro coloro i quali credono ancora e praticano la virtù del risparmio su cui l’Italia – non dimentichiamolo – ha fatto affidamento per potersi ricostruire e rinascere dopo la guerra. Tutto cancellato: carrozzoni inutili (quando non dannosi) come le Regioni, neppure vengono sfiorati dalle politiche rigoriste tra le quali troviamo – comicamente, se ci è permesso – la svendita su ebay delle automobili in dotazione ai ministeri: con i sottosegretari a piedi dovremmo essere tutti più felici secondo Renzi.

Tasse, tasse, tasse. Il premier non si discosta dai suoi predecessori. Lo fa con un altro stile che forse piace: volete mettere la tetraggine di Monti con la levità toscana di chi illustra slide su slide senza dire mai dove colpirà davvero? Ma questo è forse il bello di Renzi: la sorpresa. Sospettiamo che sia necessario tale atteggiamento perché forse non lo sa nemmeno lui come fare  per restituire più di sessanta miliardi di euro alle imprese entro il mese di luglio. Renzi non è un premier: è Mandrake. Cioè un illusionista.