Quota rosa, le donne dem gridano al tradimento. E la Bindi annuncia: «Non avrete il mio voto»

L’ira funesta delle dem fa tremare il Pd. All’indomani della bocciatura delle quote rosa le deputate della Camera si presentano “minacciose” all’assemblea convocata in tutta fretta per chiedere chiarimenti sul “tradimento” di ieri: conti alla mano, infatti, all’appello sono mancati anche i voti del Partito democratico. Infuriate e sconfitte chiedono la garanzia che la legge venga cambiata al Senato, «almeno su questo punto». Lui, Matteo Renzi minimizza e le rassicura. Cerca di ricomporre le fila in vista del voto finale sulla legge elettorale. L’obiettivo è chiaro: evitare in ogni modo che la parità di genere si trasformi in un grimaldello per far saltare il patto con Berlusconi. «Se ci saranno le condizioni per discutere al Senato di parità di genere, riapriremo la discussione – assicura il premier – Se vogliamo discutere di parità di genere, il Pd è avanti, non indietro. In questa sala si è detto che il Pd garantirà il 50% di donne in lista: è un impegno preso per la prima volta nella storia. Da sindaco, da premier, da presidente della Provincia ho sempre rispettato la parità di genere». E poi ancora: «Non si va avanti al Senato se non dopo un momento di confronto ampio nel Pd, con i deputati e i senatori». Poi annuncia per la prossima settimana, per mercoledì 19 o al massimo per il 25 marzo, un incontro con i parlamentari dem. E infine l’appello: «Vi chiedo di chiudere oggi la votazione sulla legge elettorale alla Camera, come da accordi che abbiamo fatto e da decisione della Direzione». Ma il clima è infuocato e si respira aria di redde rationem. In prima linea c’è Rosy Bindi che critica il suo partito per aver lasciato la libertà di voto e durante l’assemblea volano gli stracci. Chi era presente alla direzione racconta un battibecco tra Bindi e Renzi scoppiato quando il premier ha respinto i dubbi di costituzionalità della legge. L’ex ministro della Salute lo ha interrotto dalla platea manifestando il suo dissenso. I due, è noto, non si amano e non ne fanno mistero. In un’intervista a Repubblica, la presidente dell’Antimafia ha attaccato ferocemente il Pd: «Questo risultato è colpa dei Democratici. La responsabilità è tutta del Pd, il quale ha sacrificato la fedeltà alla Costituzione e ai propri valori all’accordo con Berlusconi. Una legge elettorale che nasce su questo tradimento non può essere una buona legge», ha sottolineato Bindi che sceglie l’Aventino: «Non parteciperò al voto finale sulla legge elettorale, non voto una legge che ha rifiutato una norma antidiscriminazione». In dissenso con la bocciatura degli emendamenti sulla parità di genere anche il deputato del Pd Maino Marchi che ha annunciato le dimissioni da capogruppo del partito in commissione Bilancio alla Camera. Anche Roberta Agostini intervistata dall’Unità  ha parlato di “tradimento nel Pd”. A dare una chiara lettura del braccio di ferro sulle quota rosa è Renato Brunetta: «La questione è del tutto finta e serve solo ad affossare un accordo tra Renzi e Berlusconi che rappresenta una novità assoluta negli ultimi vent’anni. Nei nostri gruppi parlamentari abbiamo il 31% di donne, ma chiedere – ha sottolineato il presidente dei deputati di Fi – la certezza dell’esito elettorale è cosa che non esiste nel mondo. Sarebbe come garantire che nei concorsi pubblici la metà dei posti deve essere per forza assegnato alle donne».