Quant’è bravo Renzi quando abbottona male il cappotto. Parola di stilista (di Firenze…)

Il cappotto, lo stilista e il camiciaio. Quando un premier è trendy non c’è niente da fare, ogni gaffe, ogni vezzo viene giustificato. Due pesi e due misure sempre. Capita così che Toni Scervino, amministratore unico della griffe Ermanno Scervino, tra le preferite da Matteo

Renzi, sia intervenuto a Un Giorno da Pecora, su Radio2, dove ha parlato del rapporto tra il premier e il suo brand. Già lo spessore della conversazione è tutta un programma. Pensate cosa sarebbe successo se lo stilista personale di Berlusconi a suo tempo fosse intervenuto su un servizio pubblico a parlare di look? Sai le prese per i fondelli…  Ma soprattutto Scervino è intervenuto per “difendere” Matteo Renzi dalla gaffe del cappotto uscito dalla sua maison che il premier ha male abbottonato goffamente davanti alla Merkel e che rischiava di farlo apparire inappropriato. Se si sbaglia un’asola, si perde tutto il disegno e così è stato.

«Può capitare, quando uno fa le cose velocemente può succedere», lo assolve Toni Scervino. Pensate ad altri leader – uno a caso – e si sarebbe parlato di una “cafonata”, di una caduta di stile umiliante per l’Italia o si sarebbe evidenziato il lato grottesco. Dai, lo sappiamo tutti che sarebbe finita così. Poi apprendiamo altri particolari sui i vezzi modaioli del premier. Le camicie bianche di Renzi sono vostre? «La maggior parte, penso di sì». Gliele mandate voi? «È venuto lui a comprarle, lo conosciamo da anni: siamo tutti di Firenze». Quante ne compra? «Non le saprei dire il numero». Quale tipo di camicia preferisce Renzi? «Non gli piacciono le cose estrose, preferisce quelle semplici, di cotone, col collo normale», risponde Scervino. Insomma, basta non essere leader del centrodestra e verranno perdonati cappotti troppo larghi, camice personalizzate, cravatte e stilisti osannanti in giro per l’etere radiofonico. Ma per carità, non chiamatelo personalismo o culto dell’immagine…