Province, Renzi l’illusionista fa sparire 2.000 consiglieri e ne fa riapparire 26.000

«Renzi? Dovrebbe essere imputato del reato, immaginifico, di concorso esterno in credulità popolare». Maurizio Gasparri fulmina così, dai microfoni di Radio Anch’io, l’ex-sindaco di Firenze. Che, sulle Province, dice una cosa ma ne fa un’altra. In effetti quello del premier se non  è il gioco delle tre carte, ci assomiglia molto: da una parte annuncia di abolire le Province cancellando così le poltrone dei relativi consiglieri, dall’altra aumenta in maniera esponenziale i consiglieri negli altri enti locali. E il bello è che, alla fine del gioco, il saldo è a sfavore dei cittadini. Che dovranno accollarsi l’onere di mantenere molti più politici di prima. «Macché risparmio -contesta Gasparri – in realtà il governo sta moltiplicando le poltrone negli enti locali. E’ una truffa col trucco mediatico». Secondo quello che è il progetto di Renzi, le Province dovrebbero lasciare il posto alle cosiddette “aree vaste”, fusioni di Comuni, e alle “città metropolitane”, nove in tutto fra Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Genova, Venezia, Bari e Reggio Calabria alle quali si aggiungono quelle istituite dalle Regioni a Statuto speciale, cioè Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna che daranno luogo alle città metropolitane di Trieste, Palermo, Catania, Messina e Cagliari.
Ma per abolire realmente le Province sarà necessario cambiare la Carta Costituzionale. Per cui ci sarà un periodo di interregno durante il quale le due realtà, le Province e le città metropolitane e le aree vaste dovrebbero coesistere.
Il punto è che, anziché diminuire, le poltrone aumenteranno. Secondo i calcoli smaliziati che sono stati fatti, meno di 2.000 consiglieri verrebbero mandati a casa per far posto, subito dopo, a 26.000 nuovi consiglieri e a circa 5.000 assessori.
D’altra parte già nel novembre 2013 la Corte dei Conti aveva messo in guardia dai facili entusiasmi sul riordino del modello organizzativo delle Province «nel segno della razionalizzazione con effetti di riduzione della spesa complessiva», seppure emergeva la necessità di ridisegnare le competenze e le strutture anche in considerazione del fatto che esistono circa 5.500 enti partecipati dalle pubbliche amministrazioni locali – Comuni, Province e Regioni – ai quali è affidata la gestione dei servizi pubblici, enti che, finiti sotto la lente dei giudici amministrativi, si sono rivelati, in molti casi, come pozzi senza fondo.
La Corte dei Conti, peraltro, segnalava il rischio che «l’istituzione delle Città metropolitane e la ridefinizione delle funzioni delle  Province» determineranno, per un certo periodo, «la coesistenza di due enti di area vasta» con il pericolo di una sovrapposizione che potrebbe portare a «maggiori oneri». Ma non sono questi gli unici rischi che la Corte dei Conti individua. C’è, poi, in aggiunta, la possibilità che il complesso processo di riorganizzazione aumenti il contenzioso e, di conseguenza, gli oneri, senza considerare il fatto che le Province, fanno notare i giudici amministrativi, «sono assoggettate ad un complesso di vincoli di finanza pubblica», cosa che, al momento, non esiste per le città metropolitane. C’è, insomma, «il rischio di oneri aggiuntivi connessi al processo di riorganizzazione». Di contro i risparmi attesi, per quel che riguarda le due voci individuate dai magistrati di via Baiamonti e relativi «alla spesa per gli organi di direzione politica» e agli «oneri per le consultazioni elettorali» oscillerebbero fra i 100 e i 150 milioni di euro senza contare le minori «spese di rappresentanza, di organizzazione di manifestazioni e convegni».
Insomma le visioni di Renzi e Delrio già un anno fa non convincevano i giudici amministrativi.
Peraltro questo non è l’unico provvedimento del governo Renzi che sta sollevando forti perplessità. Anche la vicenda della vendita delle auto blu su Ebay sta suscitando diverse polemiche. Il provvedimento appare più come un’operazione di marketing che come la genesi di un vero risparmio economico. La sintesi è che i risparmi sono solo di facciata. E che, semmai, Renzi e Alfano dovrebbero inviare quelle auto alle Questure e ai comandi delle forze dell’ordine costretti, in molti casi, a far fronte a budget sempre più ridotti, senza neanche le auto di servizio.