Proposta bipartisan contro l’ideologia del gender nelle aule. La formazione spetta ai genitori non all’Unar

A che titolo l’Unar, l’ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali», piomba nelle aule scolastiche per educare alla cosiddetta “ideologia del gender”? Chi lo ha deciso? Dopo la protesta delle associazioni arriva la mobilitazione politica per bloccare il progetto, per ora ritirato per le troppe critiche, che prevede la diffusione fin dalle elementari di opuscoli “formativi”  e vademecum di vario genere che, invece di promuovere il rispetto dell’altro, demoliscono il modello di famiglia tradizionale ritraendolo come uno stereotipo da pubblicità. Una coppia eterologa con figli? Roba da “Mulino Bianco” da superare a vantaggio di relazioni più “laiche”.  La religione? Oppio dei popoli. Contro la “discriminazione al contrario” che penalizza chi crede nella famiglia fondata sul matrimonio, arriva una proposta di legge bipartisan su iniziativa dei deputatati del Nuovo centrodestra Eugenia Roccella e Alessadro Pagano che ha già raccolto cinquanta adesioni tra parlamentari di diversi schieramenti (da Fratelli d’Italia a Forza Italia passando per Scelta civica, Lega e Popolari per l’Italia). L’iniziativa si potrebbe sottotitolare «No all’esproprio educativo dei figli» e mira a riaffermare il diritto fondamentale della scelta educativa dei genitori, stabilito anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della convenzione Onu dei diritti del fanciullo. «Abbiamo chiesto al governo – ha spiegato Alessandro Pagano in conferenza stampa –  quale sia il ruolo e la competenza di questo organismo fazioso che, senza essere stato mai autorizzata né dal ministero dell’Istruzione, né dal ministero delle politiche sociali, è entrato nelle scuole, anche primarie, promuovendo la cosiddetta “ideologia del gender”, tramite progetti educativi extracurricolari e piani formativi realizzati ad hoc, senza alcun coinvolgimento o assenso dei genitori che, secondo la Costituzione, sono titolari della piena responsabilità educativa dei figli». La proposta di legge vuole impedire colpi di mano dietro l’alibi della lotta alle discriminazioni, «per arginare un’operazione con cui in realtà non si vuole colpire il bullismo, la violenza o la discriminazione contro i gay, ma, come scritto in uno dei libretti Unar, “instillare” nei nostri ragazzi l’idea che non esistono maschio e femmina, madre e padre». Una vera e propria rivoluzione antropologica basata sul trionfo dell’ideologia del genere, definita dalla Chiesa «una dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni». Presupposto dell’iniziativa parlamentare il principio che lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, «deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere all’educazione dei figli secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche». Per questo è necessario che i genitori vengano informati e diano il proprio assenso scritto su «tutte le attività integrative, facoltative e progettuali, rivolte agli alunni di ogni ordine e grado, che riguardino direttamente o indirettamente i temi legati alla relazione, all’educazione all’affettività e alla sessualità, e in generale i temi eticamente sensibili». Fa acqua, invece, la risposta di Palazzo Chigi all’interpellanza sottoscritta da 45 parlamentare sulla natura dell’Unar che fa capo alla presidenza del Consiglio, dipartimento Pari opportunità. «Consideriamo la risposta del governo – dicono Roccella e Pagano –  del tutto insoddisfacente. Anche questa volta non si è presa nessuna posizione. Sicuramente interpelleremo il ministro Giannini e il ministro per i rapporti con il Parlamento Boschi, perché non accettiamo di essere presi in giro su questo tema». La speranza è che il governo Renzi, che non ha ancora assegnato la delega alle Pari opportunità, prenda iniziative concrete per superare i vizi ideologici che ricadono sulla pelle viva degli adolescenti