Primarie farsa a Firenze. Per Nardella un “plebiscito” ma con quattro gatti a votare

Senza colpi di teatro e, soprattutto, senza le file ai gazebo dei tempi d’oro: a ranghi molto ridotti i fiorentini ieri i sono recati alle urne per scegliere il successore di Renzi a Palazzo Vecchio. Ha poco da festeggiare a champagne Dario Nardella  per il risultato delle primarie che lo hanno “incoronato”  candidato a sindaco di Firenze contro i due sfidanti antirenziani. L’affluenza si è fermata a quota 11.500 (un terzo della partecipazione alle primarie del 2009) e l’82 per cento ottenuto dal vincitore ha il sapore amaro del bluff ben recitato. «Abbiamo stravinto», ha detto Nardella, il pupillo renziano già vicensindaco della città, sfidando il ridicolo per un risultato scontato. L’unica vera incognita dell’appuntamento, infatti, era rappresentata dall’affluenza alle urne e il timore del partito a conti fatti si è mostrato fondato. Proprio ieri, Nardella aveva detto che sarebbe stata «una delusione» non raggiungere la soglia dei 13 mila votanti, quella toccata nel dicembre 2012 per la scelta dei parlamentari. Ancora più impietoso il confronto con il febbraio del 2009, quando Renzi vinse le primarie del centrosinistra e alle urne andarono più di 37.000 persone. Altri tempi, altra passione, altro appeal. «Renzi mi  ha chiamato e mi ha fatto i complimenti. Mi ha detto che questo risultato non se lo aspettava neanche lui», ha detto il candidato sindaco  che, per dissimulare la delusione del flop di partecipazione ha tirato in ballo la pioggia e la partita della Fiorentina in casa. Catapultato? Favorito? Ma quando mai, è stato eletto democraticamente, sottolinea con baldanzosa esultanza esibendo come un santino la storica amicizia e la continuità con il premier che, «per far del bene alla propria città è dovuto persino andare da Berlusconi». Secondo uno schema collaudato e troppo spesso smentito dai fatti, il campione del renzismo fiorentino promette merito e rinnovamento ma in campagna elettorale non ha brillato per aperture e disponibilità al confronto. «Farò una squadra forte con tante persone giovani e nuove. Questa è una vittoria di tutto il Pd». Si ferma al 9 per cento lo sfidante Iacopo Ghelli, area Civati, mentre il candidato di Ignazio Marino, Alessandro Lo Presti deve accontentarsi dell’8% dei votanti. Polemiche e recriminazioni si sprecano. «Fare le primarie in poche settimane è stato un errore organizzativo del partito», si sfoga Ghelli, «con più  tempo a disposizione ci sarebbe stata una maggiore partecipazione. Inoltre è mancato il confronto fra i candidati che avrebbe  catalizzato e motivato l’attenzione delle persone». Ultimo neo di un plebiscito farsa: il forfait di Renzi. Il premier avrebbe dovuto partecipare alle primarie della sua città adottiva come aveva annunciato lo scorso fine settimana facendo visita al comitato elettorale di Nardella. Ma una serie di questioni «tecniche» – forse anche il giallo sulla residenza dell’ex sindaco –  ha imposto un cambio di programma.