Pedofilia, per la Cei i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare gli abusi da parte dei preti

I vescovi non sono obbligati a denunciare i casi di pedofilia. È quanto previsto dalla Cei nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”. «Il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria», si legge nel testo, che è una seconda stesura. La prima versione era stata rigettata dalla Congregazione per la dottrina della fede proprio per il passaggio sull’obbligo di denuncia, che non prevedeva nemmeno «il dovere morale di contribuire al bene comune». Una posizione non accettabile per la Santa Sede, che già con Benedetto XVI aveva fatto della lotta alla pedofilia fra i ranghi del clero una delle proprie missioni principali. Una battaglia ripresa con ancora maggiore enfasi da Bergoglio. La collaborazione con le autorità civili dei vari Paesi è, da allora, uno dei punti qualificanti di questo percorso, che molto punta sull’abbattimento dell’omertà o, se si preferisce, dei tentativi di risolvere la questione internamente. Il testo della Cei, invece, sembra segnare un passo indietro, non solo perché lascia ampi margini a eventuali insabbiamenti, ma anche perché potrebbe riportare ai tempi in cui tutto si affrontava solo all’interno del perimetro chiuso della comunità religiosa. Tra l’altro vi si legge che i vescovi devono avere «una speciale cura» nel discernimento vocazionale dei candidati al sacerdozio o alla vita consacrata e che va rivolta una «rigorosa attenzione allo scambio di informazioni sui candidati al sacerdozio che si trasferiscono da un seminario all’altro». Si tratta di indirizzi che appaiono lontani da quelli di papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato ha dato alcuni segnali molto forti rispetto al rigore con cui vuole trattare il fenomeno della pedofilia nella Chiesa: dai continui moniti, all’aver ridotto allo stato laicale un prete italiano prima ancora che fosse condannato in via definitiva dai tribunali nazionali, fino all’istituzione di quella commissione per la tutela dei minori che è stata presentata una settimana fa e che vede tra i suoi componenti anche una vittima di abusi, l’irlandese Maria Collins.