Non ce l’ha fatta il bambino soffocato da un hot dog all’Ikea: i genitori donano gli organi

Non ce l’ha fatta Francesco, il bambino di tre anni che giovedì scorso era rimasto soffocato mangiando un hot dog nel ristorante Ikea del centro commerciale Porta di Roma. È morto questo pomeriggio, nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Policlinico Gemelli della capitale: e a nulla sono valsi gli sforzi dei medici, che hanno costantemente monitorato il piccolo, tentando anche il ricorso alla pratica dell’ipotermia, un metodo clinico rivolto a ridurre i danni cerebrali mediante un adeguato abbassamento della temperatura corporea. Come non ha fatto la differenza, purtroppo, l’impiego dei più avanzati trattamenti di terapia intensiva attualmente disponibili.

Francesco era stato ricoverato cinque giorni fa in condizioni disperate, e questo pomeriggio, nel corso delle ore dell’osservazione effettuata da parte della commissione medica multidisciplinare del Policlinico Gemelli, l’equipe del reparto della terapia intensiva pediatrica ha purtroppo riscontrato un irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche del piccolo paziente, fino ad arrivare ad accertarne la morte. Un precipitare degli eventi temuto ogni minuto, nel corso di questi drammatici cinque giorni, dopo il disperato ricovero per le disastrose conseguenze di un prolungato arresto cardiaco, dovuto al soffocamento per ostruzione da cibo. Sembra – ma solo un’inchiesta appurerà con certezza gli accadimenti – che il bambino, nonostante i tentativi di rianimazione praticati dai sanitari del 118 e della squadra medica dell’Ikea, sia rimasto senza respirare per 40 minuti. E allora, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per fare luce sulla dinamica dell’incidente letale: il pm Alberto Galanti, titolare degli accertamenti, ha disposto l’autopsia e autorizzato l’espianto degli organi. Già, perché i genitori del piccolo, duramente provati dalla tragedia, all’apice del dolore, con un atto di amore e di estrema generosità, hanno comunque dato il consenso alla donazione degli organi del bambino, nella speranza di poter salvare con il loro gesto altre piccole vite in difficoltà.

Il magistrato, dunque, attende ora un’informativa sull’accaduto, salvo poi disporre l’acquisizione della documentazione medica ed eventuali consulenze tecniche. Questo il corso dovuto degli eventi, nella consapevolezza che, accertare modalità, tempistica e cause della drammatica fatalità, purtroppo non contribuirà ad alleviare il dolore di una perdita inaccettabile.