No Tav, 4 mesi a Grillo e Perino per violazione dei sigilli alla baita di Chiomonte

Quattro mesi per il reato di violazione di sigilli. E’ la condanna emessa oggi contro Beppe Grillo  e Alberto Perino, leader del Movimento che si oppone alla Torino-Lione dal  giudice monocratico Elena Rocci di Torino per la vicenda della baita No Tav di Chiomonte. La Procura aveva chiesto per Grillo e Perino condanne a nove mesi e per altri attivisti pene fino a un anno e mezzo oltre a cinque assoluzioni. 
La vicenda risale al dicembre 2010. I pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo contestavano a Grillo e agli altri imputati di avere rimosso volontariamente i sigilli che erano stati posti dalla magistratura alla baita costruita abusivamente dagli attivisti No Tav nei pressi del cantiere della Torino-Lione. Prima che entrasse nell’edificio, Grillo era stato informato dai carabinieri che avrebbe commesso un reato nel caso lo avesse fatto. L’avvocato del leader del Movimento 5 Stelle, Enrico Grillo, aveva invece sostenuto che si era trattato di un gesto dimostrativo politico e, per questa ragione, aveva chiesto l’assoluzione per il suo assistito o, in subordine, l’estinzione del reato mediante il pagamento di un’oblazione di 103 euro.
Fuori dal palazzo di giustizia di Torino, in attesa della sentenza, si era formato uno sparuto presidio del movimento No Tav, con la presenza di un dj. Alla lettura della sentenza, nell’Aula 3 del Palagiustizia di Torino, dal pubblico si è levato lo slogan «giù le mani dalla Valsusa».
«Una condanna così pesante, per un reato del genere, è un caso unico in Italia. Esemplifica bene il clima di caccia alle streghe che si è creato», commenta a botta calda Perino.
«Aspettiamo le motivazioni della sentenza e valuteremo se fare ricorso», dice dal canto suo, il difensore di Beppe Grillo. «Non ho sentito Grillo – ha aggiunto il legale, che è suo nipote – lo farò a breve».