Niente simboli gay alla marcia di New York. E il sindaco De Blasio fa il “militante” omosex

Alla parata di San Patrizio, uno degli eventi clou di New York, non potranno esserci simboli gay durante la marcia. Sia ben chiaro, i gruppi omosessuali faranno parte del corteo che sfilerà nella Quinta Strada ma solo a patto che non facciano “propaganda” e quindi non si manifestino come tali. In sostanza, la parata di San Patrizio non dovrà trasformarsi in un Gay Pride. Una decisione che, in linea teorica, non avrebbe dovuto provocare perplessità, visto che sarebbe assurdo andare alla marcia per esibire le proprie tendenze sessuali, dal maschilismo al femminismo. Il tutto per non snaturare la parata che è un motivo di incontro per tutti i discendenti degli emigrati di sangue irlandese e non solo. Da tutti gli Stati Uniti infatti si radunano qui a New York riempiendo le strade, i pub e facendo risuonare ovunque la musica di ottoni e cornamuse. Ma il sindaco Bill de Blasio non va, proprio per protestare contro il divieto dell’esibizione di simboli gay. E la sua decisione, che ha avuto larga eco sulla stampa americana, ha danneggiato la marcia che ha perso uno sponsor importante, quello della Guinness («l’azienda ha una lunga storia nel sostenere le diversità»). Come al solito sono spuntati equivoci, un po’ come accaduto in Italia con la Barilla. Ma c’era da aspettarselo visto che il sindaco di New York è un esponente dell’ala sinistra del Partito democratico statumitense, si è sempre definito progressista ed è sposato dal 1994 con la poetessa afroamericana Chirlane McCray, da nubile attivista per i diritti degli omosessuali dichiaratamente lesbica. Tutti i conti tornano, specialmente quelli del politicamente corretto.