Mutilazioni genitali: finalmente il primo processo in Gran Bretagna. E in Italia?

Quello che in Italia è per il momento solo un pericolo in Gran Bretagna è già, purtroppo, un fatto concreto. Si parla molto di tutelare e di non ghettizzare le diverse culture e le diversità, ma i molti immigrati che in questo i periodo approdano in Europa rispettano le loro tradizioni, ma non il codice penale e civile dei Paesi che li ospitano. Ed è difficile trovare soluzioni diverse da quelle del ricorso alla magistratura, che finalmente sembra svegliarsi da un lungo letargo. È il caso delle mutilazioni genitali a cui alcuni popoli ricorrono per assicurarsi la fedeltà di fidanzate e mogli. Sebbene in Gran Bretagna questo reato sia perseguibile per legge da quasi 30 anni solo ora i primi due imputati andranno a processo. L’Inghilterra finalmente si sveglia dal Meltin pot. Come ha affermato il Crown Prosecution Service (Cps), la procura di Inghilterra e Galles, sotto accusa sono finiti un medico 31enne dell’ospedale pubblico Whittington di Londra, Dhanoun Dharmasena, che avrebbe sottoposto alla brutale pratica una sua paziente, e un uomo di 40 anni, Hasan Mohamed, che lo avrebbe incitato a compiere l’intervento. I due dovranno comparire di fronte a un tribunale di Londra il 15 aprile e rischiano fino a 14 anni di carcere, in base alla legge approvata nel 1985 e modificata nel 2003. Si calcola che piu’ di 66mila donne in Gran Bretagna abbiano subito questo intervento e che più di 20mila ragazzine sotto i 15 anni siano a rischio. Nel Paese è stata lanciata una vasta campagna rivolta soprattutto alle famiglie musulmane e condotta da un gruppo di studentesse teenager di una scuola di Bristol, alle quali ha dato il loro sostegno anche Malala Yousafzai, la ragazza pachistana sopravvissuta alle pallottole dei talebani nel 2012 e diventata attivista internazionale.