Mosca e Belgrado ridono di Obama per la sua gaffe sul Kosovo

Non è sfuggita ai media e alla diplomazia russa e serba la clamorosa gaffe di Obama sul Kosovo: a margine del recente vertice Ue-Usa a Bruxelles, il presidente ha sostenuto che la sua indipendenza fu decisa in base ad un referendum indetto con la cooperazione dell’Onu e dei Paesi vicini, altro che Crimea! Peccato che le cose non siano andate così. Mosca ha preso subito la palla al balzo per rinfacciare «l’incredibile errore» al presidente Usa, bacchettandolo come uno studente mal preparato: «Questa affermazione non può che causare stupore perché non vi fu alcun referendum in Kosovo, tanto meno un referendum coordinato con la comunità internazionale», ha commentato in una nota il ministero degli Esteri russo. «La decisione di separarsi dalla Serbia fu presa dal “parlamento” di Pristina nel 2008. Tuttavia – conclude Mosca con malcelata soddisfazione – possiamo concordare che decisioni del genere dovrebbero essere prese attraverso un referendum, cosa che è stata fatta in Crimea, e non in privato». Anche la stampa di Belgrado ha infierito: «Obama non sa come si staccò il Kosovo» dalla Serbia, ha titolato il quotidiano “Blic” parlando di «enorme gaffe del presidente Usa». Il giornale ha riportato il virgolettato di quanto dichiarato da Obama a Bruxelles: “La Nato intervenne in Kosovo dopo quattro anni di vessazioni della popolazione e il Kosovo si staccò sulla base di un referendum svoltosi in condizioni corrette e democratiche”. «Queste parole rappresentano un penoso travisamento della storia», ha affermato il giornale citando al riguardo il parere di vari analisti e storici. Anche l’autorevole “Politika” ha criticato Obama: «Il presidente non è obbligato a sapere come avvenne la proclamazione di indipendenza del Kosovo, ma coloro che gli hanno preparato i suoi discorsi dovevano saperlo e informarlo», ha ironizzato il quotidiano, secondo il quale «gli analisti sono stupefatti dell’ignoranza di Barack Obama». Probabilmente – ha aggiunto – il presidente Usa «ha voluto a tutti i costi dimostrare che con Kosovo e Crimea non sono stati usati doppi standard». Sul tema è intervenuto anche l’Ufficio governativo serbo per le questioni del Kosovo, smentendo le affermazioni del capo della Casa Bianca a Bruxelles.