Moretti sfida Renzi sulla spending review: se mi taglia lo stipendio lascio le Ferrovie dello Stato

Gli stipendi d’oro non si devono toccare, almeno quando toccano da vicino. Non è proprio disinteressata la bocciatura della spending review renziana da parte di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, preoccupato dai tagli annunciati alle retribuzioni dei supermanager dello Stato. Se il governo dovesse ridurgli lo stipendio, sarebbe  pronto a lasciare il posto  che ricopre da ben otto anni. Nessun ricatto, solo una constatazione. «Lo Stato può fare quello che desidera: sconterà che una buona parte di manager vada via, lo deve mettere in conto», ha detto l’ad da Bologna, dove si trova per il Congresso nazionale delle cooperative di produzione e lavoro. Ci sono forse casi da rivedere – ha aggiunto Moretti che guadagna 850mila euro all’anno – ma la logica per cui chi gestisce imprese grandi e complesse deve stare sotto al presidente della Repubblica è sbagliata. «Sia negli Usa che in Francia e in Germania, il presidente della Repubblica prende molto meno dei manager delle imprese». Un conto, insomma, è stare sul mercato, prendersi rischi importanti, un altro è fare politica. I confronti con le paghe europee dimostrerebbero infatti che negli altri Paesi il management delle grandi imprese dello Stato ha trattamenti migliori («il mio collega tedesco piglia tre volte e mezzo tanto»). Tracciando un bilancio dello stato di salute delle Ferrovie (che potrebbe valere sul mercato una cifra pari a dieci miliardi di euro) Moretti rivendica grandi risultati: «I conti sono migliorati rispetto al 2012, siamo l’unica impresa ferroviarie europea che li sta migliorando e che sono al di sopra della media. E siccome siamo un’azienda dello Stato vuol dire che tutta la collettività italiana avrà un contributo positivo dall’andamento di una sua azienda». Parole destinate a sicure polemiche, attacchi e smentite. La prima a commentare sarcastica è la senatrice del Pd, Manuela Granaiola, «se tagliano gli stipendi, i manager pubblici sono pronti ad andare all’estero? Se Moretti è tra quelli già pronti al confine, la buona proposta del premier Renzi vale doppio!».