Montecitorio dice no alle preferenze. FdI: «Ancora parlamentari nominati. Che schifo»

Con uno scarto di appena 35 voti, la Camera ha respinto l’emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d’Italia. Dunque, l’accordo Pd-FI sull’Italicum, che prevede liste bloccate in collegi plurinominali, tiene per un soffio. Sulla carta i due partiti assommano 360 voti, ma i no sono stati appena 299, contro 264 sì. Mancano all’appello 61 voti, distribuiti tra assenze e franchi tiratori. A ranghi pieni, il solo Pd avrebbe dovuto garantire 293 voti, solo sei in meno della risicata maggioranza che ha salvato i listini. Ma tra i democratici il voto sulla libertà di scelta dell’elettore ha provocato l’ennesima spaccatura interna. Francesco Boccia, in aula, ha annunciato di aver sottoscritto gli emendamenti, perché «non sostenere le preferenze è una scelta ipocrita». «Io ho votato Renzi al congresso e sono andato in giro a dire che cambieremo l’Italia e tutto questo non sta accadendo. Questa legge trasforma l’Italia in un pantano. Posso ricredermi sull’atteggiamento solo se si fanno davvero le riforme costituzionali, ma qualche dubbio ce l’ho», ha poi detto l’esponente del Pd in un’intervista a Tgcom24. «Le liste bloccate sono inaccettabili, nella percezione dei cittadini rappresentano il male del Porcellum. C’è spazio per correggere questo punto di sofferenza qui o al Senato», ha detto poi Rosy Bindi, pur trincerandosi dietro la segretezza del voto quando le veniva chiesto come avesse votato. Il Pd si è spaccato anche su un altro emendamento, stavolta presentato da ben 40 dei suoi deputati, che voleva introdurre le primarie obbligatorie per la scelta dei candidati e che prevedeva anche la parità di genere. L’emendamento è stato bocciato a scrutinio palese con 329 voti contrari e 211 favorevoli, quelli dei deputati di M5s, Sel, Lega, FdI, Pi e, ovviamente, dei democrat che lo avevano presentato. Il vicepresidente della Lega Nord, Gianluca Pini, che ha parlato delle preferenze come «una vera arma democratica e meritocratica», ha fatto due conti e ha pronosticato un pomeriggio di «lacrime e sangue per il Pd». «Sono sempre 101 (o forse di più) i franchi tiratori nella sinistra pronti a pugnalare il bulletto di Pontassieve», ha detto l’esponente del Carroccio. Resta il dato politico: la pattuglia che spara fuoco amico su Renzi è abbastanza numerosa da metterlo in difficoltà, ma non tanto da salvare la faccia al Pd. «Strano Partito democratico, quello che vota contro le preferenze perché ha paura della democrazia», ha scritto su twitter il capogruppo alla Camera e presidente nazionale di FdI, Giorgia Meloni, per poi chiosare: «Ancora una volta parlamentari nominati. Che schifo».