“Mea culpa” di Santoro sulle bugie della Bonev contro la Pascale mandate in onda a “Servizio Pubblico”. Il video

E finalmente ieri sera Michele Santoro ha recitato il doveroso mea culpa: nel rituale editoriale di avvio trasmissione, il giornalista tv dallo studio di Servizio Pubblico ha chiesto scusa a Francesca Pascale – con qualche mese di ritardo, e motivato giusto da obblighi legali – per l’intervista di Michelle Bonev nella puntata del 17 ottobre scorso. Una partecipazione al programma, quella dell’attrice bulgara, particolarmente lesiva dell’immagine della compagna di Silvio Berlusconi, e che a La 7, Santoro e alla stessa Bonev, sarebbe potuta costare una causa per risarcimento danni. «L’intervista a Servizio Pubblico – avvertiva infatti all’indomani della messa in onda, l’avvocato della Pascale, Paola Rubini – continua e aggrava la condotta diffamatoria».

Non era chiaro se l’azione di rivalsa si sarebbe trasformata nella presentazione di una querela o di una citazione civile, in ogni caso avrebbe potuto produrre una somma che – aveva fatto sapere la fidanzata del leader di FI – sarebbe stata devoluta alle case famiglia del napoletano. Ipotesi possibile fino a ieri, quando nei primi minuti della nuova puntata, il conduttore di Servizio Pubblico ha annunciato la “Telesvolta” e  – tra i denti – la fine delle ostilità mediatiche.

«Prima una comunicazione – ha esordito Santoro – la causa tra Franscesca Pascale e Servizio Pubblico non si farà. Con riferimento alla puntata del 17 ottobre 2013, la signora Francesca Pascale, ritenendo che le dichiarazioni della signora Bonev, contenessero fatti falsi e diffamatori, oltre che lesivi della sua privacy, aveva adito le vie legali contro di noi. Prendiamo atto – ha aggiunto poi – che la signora Pascale ha smentito totalmente il contenuto delle dichiarazioni della signora Bonev».

Dichiarazioni che, appellandosi in calcio d’angolo al diritto di cronaca, Santoro ha specificato  di aver ripreso da blog e da altri organi di stampa, e pubblicate prima della trasmissione. Un corollario di giustificazioni e spiegazioni, culminato poi, finalmente, nelle doverose scuse: «Se involontariamente abbiano ugualmente procurato disagio psicologico alla signora Pascale – ha concluso Santoro – ce ne dispiace sinceramente». «Ciò posto», ha assicurato infine il giornalista, Servizio Pubblico e La 7 «rimuoveranno dai loro siti alcune passaggi dell’intervista relativi alla signora Pascale che fanno riferimento a dati particolarmente sensibili». Un “resetaggio” dovuto, oltre che tardivo, che non cancella certo la gravità dell’atto diffamatorio consumato nello studio di Cinecittà. Amplificato dalla Rete. Rilanciato da indici d’ascolto che, se non hanno bissato quelli dell’exploit del duello televisivo con il Cavaliere, (quasi nove milioni di spettatori), di sicuro hanno ottenuto un risultato d’eccezione: come sempre, del resto, quando l’argomento affrontato in tv sono le donne – di ieri o attuali non fa differenza – dell’ex premier…

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