Matteo Renzi non incanta l’Europa: la luna di miele è già terminata

La luna di miele europea di Matteo Renzi sembra esser terminata in poche settimane. Il consiglio europeo ha fatto emergere con chiarezza la debolezza di quelle che il premier con eccesso di enfasi definisce riforme straordinarie e a leggere le cronache del primo vero appuntamento comunitario sembra che il presidente del Consiglio non appaia come colui che sta per rivoluzionare l’Italia.

Se in Italia le chiacchiere e le slide sono servite ad incantare qualcuno, a Bruxelles ci hanno riso sopra. Basta guardare le immagini della conferenza stampa di Barroso e Van Rompuy al termine del Consiglio europeo per capire che hanno scoperto il bluff di Renzi senza aver bisogno di nuovi approfondimenti. Appena un giornalista ha chiesto ai due se la decisione di dare 80 euro in più al mese in busta paga a dieci milioni di italiani possa aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi i due si sono messi a ridere. L’iconografia, si sa, parla molto più di tanti documenti e di tante analisi ed è evidente che l’Europa è più preoccupata con Renzi al timone del governo italiano di quanto lo fosse quando c’erano Monti e Letta.

Le trovate da campagna elettorale potranno forse servire a racimolare qualche voto in più alle elezioni europee, ma non risolvono il problema di un paese che deve metter mano alla spesa pubblica e all’enorme indebitamento. Su questo Renzi sta menando il can per l’aia. Basti pensare che non ha ancora mai incontrato Cottarelli, l’uomo chiamato a sforbiciare la spesa pubblica e che anzi ha già detto che il suo piano non lo condivide e che sono troppi 59 miliardi di risparmi in tre anni.

Per ora, dunque, il premier continua la sua campagna elettorale senza aver fatto ancora nulla. I provvedimenti di cui parla non esistono, i decreti che voleva mettere in campo non avevano alcuna copertura economica, ma erano solo frutto di fantasia di chi finora ha governato una prestigiosissima città che però è soltanto una piccolissima amministrazione pubblica. I soldi che dovrebbero finanziare gli interventi elencati non esistono e in Europa lo sanno molto bene. Barroso e Van Rompuy sono uomini liberi che guideranno ancora per qualche mese le istituzioni comunitarie, poi lasceranno il passo ai successori. Sono quindi liberi di dire quel che pensano e con il loro sorrisino hanno detto tutto quel che pensano della fragilità delle proposte renziane. Barroso ieri ha anche bacchettato il presidente del consiglio e dopo i complimenti di rito lo ha invitato a rispettare gli impegni che abbiamo preso in Europa.

D’altro canto le uniche apertura di fiducia sono finora giunte nell’ordine da Hollande, Merkel e Schulz e dipendono solo dall’imminente campagna elettorale. Hollande e Merkel fingendo di ascoltare Renzi sulla rigidità dei vincoli europei cercano di frenare l’ondata euroscettica che avanza nei loro paesi, mentre Schulz difende il segretario del Pd perché gli serve il suo appoggio per diventare il futuro presidente della Commissione europea. Sembra davvero, quindi, che sono bastate poche settimane per svelare in Europa il bluff renziano.