Marò, la storia infinita ha un’altra data: udienza il 28 marzo. Arriverà l’ennesimo rinvio?

Un temporeggiamento interminabile: e tra rinvii. L’intricata vicenda della giurisdizione. Del codice e dell’organismo con cui procedere processualmente nei confronti dei due Marò, detenuti in India da ormai due anni, la questione è tutt’altro che ad una svolta. Anzi…

Il calendario delle udienze segna in rosso l’appuntamento del prossimo 28 marzo, quando il ricorso presentato dai Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, contro l’utilizzazione nei loro confronti della polizia antiterrorismo Nia, sarà esaminato dalla Corte Suprema indiana. E fra le istanze presentate nella vertenza all’esame, dunque, c’è anche l’autorizzazione ad attendere in Italia l’inizio del processo: una richiesta più che plausibile, considerati i due anni di “detenzione preventiva” che i due militari hanno già fin qui “scontato” a causa delle problematiche burocratiche e della infinita diatriba sulla competenza del caso.

Una via crucis giudiziaria, la loro, nel corso della quale, nell’ultima tappa, nell’udienza davanti alla Corte Suprema indiana, il procuratore generale ha prodotto il parere del governo indiano favorevole ad abbandonare l’ipotesi dell’applicazione del Sua Act (la legge anti-terrorismo) posta a un certo punto dell’iter dibattimentale. Motivo per cui è stato chiesto alla Nia di formulare i capi d’accusa in base alla legislazione ordinaria, da valutare – come detto – in parallelo, nel prossimo appuntamento processuale, (rimbalzato dal 7 marzo alla data del 28), con l’eccezione avanzata dalla difesa italiana relativa all’incompetenza della Nia a svolgere le indagini.

A questo punto, ad occuparsi del ricorso presentato dai due fucilieri di Marina sarà la sala 4 della Corte, presieduta dal giudice B.S. Chahuan, accompagnato dal giudice J. Chelameswar. Questo tribunale ha in esame, pur non avendo ancora calendarizzato la prossima udienza, anche il ricorso che in gennaio, sulla stessa questione, ha presentato il governo italiano. Il 24 febbraio scorso, in una ordinanza la Corte ha stabilito che, data l’importanza della questione, essa sia trasferita per la prossima udienza ad un tribunale di tre giudici. Ennesimo momento di un palleggiamento di competenze e metodi ancora in discussione, malgrado siano passati due lunghi anni di attesa…