Marino vince l’Oscar dell’acqua “zozza”: 500 famiglie romane con le autobotti fino al 2015

Per dieci mesi dovranno lavarsi con l’acqua delle autobotti, come i cittadini del Burkina Faso o del Malawi. L’unica differenza è che i cittadini in questione abitano alla periferia nord di Roma, a quindici minuti dal Campidoglio e dai luoghi immortalati da La grande Bellezza. La denuncia, scoppiata nel fine settimana a Roma e che ha scatenato per alcune ore il panico in città, riguarda «un numero limitato di utenti» (secondo l’ufficio stampa del Campidoglio) servite da alcuni acquedotti che presentano tracce di agenti inquinanti, come l’arsenico, fuori soglia. In una nota Luca Gramazio e Giovanni Quarzo, rispettivamente capigruppo di Forza Italia in Regione Lazio e Roma Capitale, e Vincenzo Leli, presidente del club Forza Italia XV Municipio denunciano la situazione da terzo mondo nel quale versa la zona settentrionale della Capitale: «La segreteria del nostro club nel XV Municipio – dice Leli – è stata letteralmente presa d’assalto dalle telefonate di persone in cerca di informazioni sulla potabilità dell’acqua, dal momento che, a parte una piccola nota apparsa in fondo al sito del Comune di Roma, c’è stata solo “acqua in bocca” da parte di chi governa Roma e i Municipi XV e XV, trattando un problema così grave per la salute pubblica dei cittadini con una leggerezza che ha dell’incredibile. È passata quasi una settimana tra il momento in cui è stata notificata l’emergenza (21 febbraio) e il giorno in cui è stata divulgata (27 febbraio), peraltro con modalità ed efficacia discutibili. I problemi di Marino con il governo Renzi non possono e non devono offuscare le esigenze e la salute dei cittadini».

Insomma, secondo l’opposizione, la giunta Marino, pur conoscendo i risultati delle analisi della Asl da dicembre 2013, ha emanato in ritardo l’ordinanza solo il 21 febbraio, che è stata divulgata, e male, una settimana dopo. Secondo la versione del Campidogli, agli utenti interessati (in tutto cinquecento famiglie) la notizia sarebbe stata fornita attraverso una comunicazione scritta con l’indicazione che quell’acqua non è potabile («È scritto da due anni sulla bolletta»), ma questo non ha fermato la polemica. Il problema nasce dall’adeguamento ai limiti di concentrazione dell’arsenico nell’acqua previsti dall’Unione europea (10 microgrammi per litro). Norme recepite anche in Italia, ma in alcune zone con una serie di deroghe prorogate per anni in attesa di adeguare gli impianti. Le amministrazioni locali si sono impegnate a realizzare i cosiddetti “potabilizzatori” per depurare l’acqua, ma i tempi risultano lunghi. E nel frattempo i sindaci dei Comuni interessati – a rischio di multe – hanno dovuto promulgare ordinanze per vietare l’uso e il consumo dell’acqua quando i livelli di arsenico salivano troppo. Con conseguente impiego di autobotti per rifornire la popolazione, come appunto a Roma. Nel giorno dell’Oscar che consacra la grande bellezza della Capitale nel mondo, l’ennesimo autogol del sindaco Marino e della sua giunta.