Marino non lascia in pace neanche i “caldarrostai” romani: vuole aumentargli le tasse

Il sindaco Marino avverte caldarrostai e camion-bar di Roma e promette di mettere mano alle tariffe “scontate” che i chioschi ambulanti pagano ogni anno. “Vi sembra normale che chi vende le caldarroste a Roma paghi come tassa di occupazione di suolo pubblico tre euro al giorno quando un sacchetto di caldarroste costa quattro euro?”, la domanda retorica del primo cittadino della Capitale. Quello di Marino, però, non è soltanto uno sfogo, ma una vera e propria promessa. «Vi sembra normale che un camion bar che guadagna due-tremila euro al giorno paghi tre euro al giorno di occupazione di suolo pubblico? – continua – Io penso che qualche correttivo vada inserito e certamente lo vogliamo inserire». L’avviso di Marino, però, si trasforma in un fulmine a ciel sereno per gli storici caldarrostai della Capitale, che non sembrano apprezzare gli strali del primo cittadino. «Se aumentano le tariffe io che mangio a pranzo? Manco più il panino mi posso comprare» borbotta uno di loro, seduto accanto alle pile di cartocci da 5 euro l’uno. «Ma Marino quanto guadagna?», si chiede ironico. A denunciare le mini-tariffe per i venditori ambulanti fu qualche mese la stessa Assemblea Capitolina in un ordine del giorno firmato dal consigliere M5S, Enrico Stefano, in cui si chiedeva proprio al sindaco di “riparametrare il canone di occupazione di suolo pubblico dei venditori di castagne per strada ai guadagni giornalieri da loro ottenuti”. La richiesta arrivò solo qualche giorno dopo il censimento dei venditori di caldarroste effettuato dal I municipio, dal quale emerse una predominanza della famiglia Tredicine tra i proprietari delle licenze. Ogni chiosco paga annualmente un canone che si aggira intorno ai 250 euro anche se il periodo consentito per la vendita delle caldarroste comincia l’1 ottobre e si conclude il 31 marzo.