«L’Ue non ci dia lezioni»: Renzi fa la voce grossa. Ma in conferenza stampa, non al tavolo con la Merkel…

Matteo Renzi prova a fare la voce grossa con l’Ue. «Non abbiamo rassicurazioni da dare», ha tuonato durante la conferenza stampa, svoltasi margine del vertice di Bruxelles convocato per discutere sulla crisi in Ucraina. Basta, dice il premier rincarando la dose,  con il «costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli». Sono parole forti e indignate, che possono piacere all’opinione pubblica interna e a quanti vogliono «veder sbattere i pugni sul tavolo», ma che non risulta siano state pronunciate nelle ovattate stanze di Bruxelles, in faccia ai potenti d’Europa. «Oggi – ha precisato non a caso il premier –   si è parlato di Ucraina e non della situazione economica dei Paesi membri», argomento che sarà oggetto del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. Attendiamo di sapere se il nuovo presidente del Consiglio mostrerà in tale occasione la stessa grinta che ha esibito con i giornalisti italiani.

Un’altra data significativa sarà quella del 17 marzo, quando si svolgerà a Berlino un bilaterale italo-tedesco. Al pre-vertice Ue di Bruxelles Renzi  era seduto proprio accanto alla Merkel e i due, prima che iniziasse la riunione, ne hanno approfittato per un primo scambio di vedute. Ma non si  sa nulla di quello che si sono detti. Il vero obiettivo di Renzi è, al momento,  di politica interna. La reprimenda all’Italia arrivata nei giorni scorsi dall’Ue, che ci colloca tra i Paesi con gli «squilibri  macroeconomici più gravi», ha offerto a Renzi l’occasione per lanciare un’ennesima bordata contro il suo predecessore. «Sapevamo che i numeri non erano quelli che raccontava Letta, ma siamo gentiluomini e non abbiamo calcato la mano».  Questa non molto elegante dichiarazione ha mandato su tutte le furie l’ex ministro dell’Economia Saccomanni, che ha risposto per le rime: «I commenti sulla correttezza dei  conti presentati dal governo Letta sono incomprensibili e immotivati».  Nel suo intervento l’ex ministro spiega che «la Commissione non ha fatto alcuna analisi ex-post della contabilità nazionale, bensì ha ribadito la divergenza tra le proprie stime e i nostri obiettivi per l’anno in corso». Insomma, Renzi si è finora segnalato solo per la strafottenza contro i suoi ex amici. Bisognerà vedere se saprà esprimere altrettanta verve nel difendere gli interessi italiani in Europa. E difenderli con i fatti delle riforme, non con le parole della propaganda.