Lo spread è basso, la Ue ci tartassa e le manovre sono “lacrime e sangue”. Ma il debito pubblico è salito ancora

Torna a salire il debito pubblico italiano, ce lo dice Bankitalia. Brutta storia. Ma come, studiamo, facciamo i “compiti a casa”, siamo bombardati da una fiscalità che ci sta sfiancando e dopo tutte le politiche di austerity, nonostante il “mostro” dello spread sia in

calo, il nostro debito continua a lievitare? Un cittadino medio che osservi in questi tempi di crisi le dinamiche economiche, a buon diritto si pone l’interrogativo. A gennaio, secondo i calcoli di Bankitalia, il nostro debito si è attestato a 2.089,5 miliardi di euro, in crescita di 20,5 miliardi dai 2.068,9 registrati a fine 2013. L’incremento è dovuto essenzialmente all’aumento (20,3 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a fine gennaio a 57,9 miliardi (68,1 a gennaio del 2013). Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 18,9 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è aumentato di 1,5 miliardi e quello degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.

Teniamo i conti a posto, ci atteniamo anche troppo ai diktat di Bruxelles per sentirci dire che serve a poco? Tutti sanno che il nostro debito pubblico è una criticità strutturale grave e ineludibile, anche per Matteo Renzi. Un macigno. Fare promesse, annunci, essere convincenti, dare speranze e restituire sogni è leggittimo, ma senza dimenticare che il debito è dietro l’angolo, aspetta solo di essere pagato, è una questione di tempo, e si paga solo mettendo altre tasse o alzando quelle esistenti. Altre strade non se ne vedono, magari Renzi fosse Mandrake, come gli rimprovera ironicamente Brunetta, ma purtroppo non lo è. Per questo frenare Renzi dal fare voli pindarici di promesse, forse strutturalmente impossibili nel medio orizzonte, non sarebbe male. La “scossa’” del premier un po’ si è sentita a Bruxelles e Francoforte, ma per ora l’Europa non si sbilancia: da una parte plaude alle riforme che chiede da tempo, dall’altra ricorda all’Italia che i vincoli europei vanno rispettati, che la situazione di bilancio è delicata, che il pareggio atteso per quest’anno è già slittato, e che il debito, da ridurre al più presto, è ancora tutto lì. È una doccia fredda, del resto anche l’analisi del quotidiano britannico Financial Times che titola, “La medicina di Renzi non curerà l’Italia”: «Una riduzione delle tasse per coloro che guadagnano poco non aumenterà la competitività» del Paese, si legge. «Renzi vuole finanziare una parte delle sue elargizioni attraverso un misto di tagli alla spesa e tasse più alte sul reddito di capitale – scrive il giornale -. Questo ha senso… Tuttavia questi soldi finanzieranno solo una parte delle promesse fatte da Renzi». Lo stesso presidente del Consiglio, ricorda l’Ft, «ha ammesso» che una parte dei fondi necessari «dovrà essere reperita attraverso il debito». Ma qui il quotidiano sottolinea: «L’idea che l’Italia voglia spingere oltre gli obiettivi di deficit concordati con l’Ue, il 2,6% del pil, farà venire i brividi ai responsabili politici a Bruxelles e Berlino. L’Italia dovrebbe cercare di tagliare il suo debito pubblico di 2000 miliardi di euro, non aumentarlo». Appunto. Un po’ di giudizio, allora, con le promesse.