L’impoverimento apre la via al conflitto sociale, ma la politica non se ne accorge

L’Italia affonda. Al diavolo gli impegni europei, come vivranno il “risanamento eterno” le famiglie italiane? Dopo la spending review di Carlo Cottarelli sappiamo che nei prossimi mesi (nei prossimi anni) saremo tutti più poveri. E le promesse di Renzi se le porta il vento, come avevamo facilmente previsto. Per dare attuazione al suo piano di rilancio, occorrono cinque miliardi di euro, ma non basteranno secondo il commissario che ha fatto le pulci al bilancio dello Stato. Forse ce ne vorranno sette. Ecco: con questi soldi, il premier potrà attuare il suo progetto, ma togliendo ad altri naturalmente e non risolvendo dunque il problema che è quello dell’impoverimento generale del Paese.

Tagli, tagli, tagli. Ottantacinquemila statali a casa; spese militari più che ridimensionate; invalidi di guerra e pensionati guardano con preoccupazione agli esiti della ricognizione di Cottarelli e temono per le già loro magre entrate. La  scure si abbatterà anche sulle forze di polizia, con  tanti saluti alla sicurezza. Per non parlare dei “risparmi” ordinari che già colpiscono tutti i comparti dello Stato, a cominciare da quella scuola tanto retoricamente osannata da Renzi nel suo discorso di insediamento che vedrà ritardare il pensionamento di ben quattromila insegnanti che dopo la riforma Fornero non erano riusciti ad andare in pensione nonostante avessero maturato i requisiti. Se ci soffermiamo sullo stato dei beni culturali ed ambientali, lo sfacelo è totale. Ci dicono gli interessati – direttori, dipendenti, consulenti – che a mala pena gli stanziamenti coprono gli stipendi.

E poi, come dimenticare le tasse? Va bene, sembra che non verranno ulteriormente aumentate. Ma le addizionali Irpef regionali e comunali come le vogliamo classificare? In un anno ogni famiglia ha perso 2.400 euro in media di potere d’acquisto. E’ come se dagli introiti ordinari, al netto delle imposte che gravano per circa la metà sui redditi degli italiani, fosse stata detratta questa ulteriore somma.

La ricetta Cottarelli, rigoroso come è giusto che sia, ci ricorda che saremo più disagiati. Altro che interventi strutturali: è la manutenzione ordinaria che dovrebbe preoccupare. Ci vuole una montagna di soldi per far fronte agli impegni di spesa, mentre la disoccupazione cresce vertiginosamente, come ci ricorda l’Istat, e non si vedono sbocchi al collocamento della gran massa di giovani nullafacenti non certo per colpa loro. Chiudono aziende medie e piccole; gli artigiani si sono pressoché liquefatti; l’agricoltura vive uno dei momenti più difficili. A tutto questo aggiungiamoci pure il fiscal compact, sciagurata legge che ha comportato perfino l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio: lo Stato avrà bisogno di 45 miliardi di euro in più per abbattere ogni anno, per vent’anni, del 5% il debito pubblico. Da dove usciranno queste ingenti risorse?

Si teme per i risparmi, per i conti bancari che non danno frutti, per le rendite sempre più aleatorie e perfino il mattone non è più sicuro. Di fronte ad uno scenario tanto apocalittico (non dimentichiamo l’inefficienza dei servizi e della burocrazia) qualcuno si pone il problema di un possibile conflitto sociale? Di fronte a tanta cecità si resta senza parole. Le speranze le abbiamo già esaurite tutte.