L’imbarazzante candidato premier Narendra Modi: «Perché i marò non sono in carcere?»

Il tribunale speciale indiano che si sta occupando dell’incidente in cui sono coinvolti i marò ha deciso di rinviare l’udienza al 31 luglio dopo aver preso atto della sospensione del procedimento penale decisa tre giorni fa dalla Corte Suprema.
Il giudice Bharat Parashar ha ascoltato le parti, visionato l’ordinanza della Corte Suprema e disposto il rinvio. L’udienza pomeridiana è durata una decina di minuti durante i quali i difensori di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno consegnato la documentazione relativa al ricorso presentato dai due in Corte Suprema, con il relativo “order“ in cui si dispone la sospensione del processo del tribunale speciale.
Il giudice Parashar ha chiesto chiarimenti sui tempi fissati dal massimo tribunale indiano che ha chiesto al governo e alla polizia investigativa Nia di presentare la loro posizione sul ricorso dei Fucilieri di Marina e di comparire nelle prossime quattro settimane, senza però fissare una data precisa.
E intanto l’imbarazzante candidato premier del Bhartiya Janta Party indiano Narendra Modi ha attaccato oggi a testa bassa la presidente del partito del Congresso, Sonia Gandhi, sulla questione dei marò. Durante un comizio in Arunachal Pradesh, Modi ha chiesto alla leader italo-indiana: «perche’ i due Fucilieri italiani accusati di avere ucciso due pescatori non sono in carcere?».
Non è la prima volta che Modi, favorito per le elezioni legislative indiane che cominceranno il 7 aprile e si concluderanno il 14 maggio, critica la Gandhi per il trattamento, a suo dire, blando riservato a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Tornando sull’argomento, il leader del Bjp ha ironizzato cosi’: «La signora Sonia dice che certa gente dovrebbe essere più patriottica, ma dobbiamo andare dalla signora Sonia per imparare il patriottismo?». «Illustrissima Sonia – ha aggiunto – noi non abbiamo bisogno del tuo certificato. Quando due pescatori sono stati uccisi da militari italiani chi li ha aiutati, dimmelo per favore, a lasciare il Paese? E perché oggi non sono in carcere?».
Ma chi è Narendra Modi? Nato da una famiglia della classe media nello Stato di Bombay, l’ambiziosissimo nazionalista indù Narendra Modi Damodardas, ritenuto dai suoi critici più accesi un autocrate egocentrico assetato di potere, porta su di sé l’infamante accusa di aver provocato migliaia di morti. Il nome del sessantaquattrenne politico del Bhartiya Janta Party è, infatti, legato indissolubilmente ad una delle più grandi tragedie vissute dall’India nel 2002 quando Narendra Modi era alla guida del governo del Gujarat, lo Stato dell’India occidentale che si affaccia sul Mare Arabico e confina con il Pakistan.
Il 27 febbraio di quell’anno 99 pellegrini indù che si trovano su un treno, di ritorno da Ayodhya, una città dell’Uttar Pradesh teatro, dieci anni prima, di scontri che avevano portato alla morte di 2.000 persone dopo la distruzione di una moschea, vengono assaliti da un gruppo di estremisti mussulmani e muoiono bruciati vivi nel treno dato alle fiamme. La reazione dei gruppi indù del Gujarat non si fa attendere ed è terribile: dallo sciopero generale subito si passa a una catena di violenze, stupri e torture impressionante. Il risultato è nei numeri, tremendi, che il mondo occidentale apprende da un rapporto di Human Rights Watch che punta il dito proprio su Narendra Modi e sulla sua responsabilità nei disordini e nei decessi delle persone: mille i morti, 200.000 i mussulmani sfollati, 18.000 le abitazioni distrutte.
Human Rights Watch è spietata nel giudizio che da dell’ambizioso politico accusato di aver lasciato che la polizia non intervenisse per fermare le violenze. Addirittura gli analisti di Human Rights Watch sottolineano, nel corposo rapporto che inchioda Narendra Modi alle sue responsabilità, che la polizia ha supportato attivamente la strage. La Commissione indiana sui diritti umani ha definito la risposta dello Stato del Gujarat e del suo allora primo ministro, Narendra Modi, «un fallimento totale». Gli Stati Uniti, in seguito alle violenze del Gujarat, hanno deciso di negare, per sempre, il visto d’ingresso a Narendra Modi negli Usa. Oggi questo politico scaltro, primo ministro per tre volte successive del Gujarat, è il candidato favorito alle elezioni indiane. Tremano i cristiani dell’India ricordando che Modi ha introdotto una legge contro le conversioni e che, dovunque ha governato il Bhartiya Janta Party di Narendra Modi, gli attacchi alle Chiese e alle istituzioni cristiane si sono intensificati sfociando in violenze tremende.