Libri della settimana: vent’anni con il Cavaliere, storia della censura, la vita di Nannarella, la poesia di Moscè e la passione per i libri

Vent’anni fa, la neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi usciva vincitrice dalle elezioni del 27-28 marzo 1994. Non è stata una fiammata episodica. Anzi. Il periodo che ci separa da quella data, fondativa del nuovo sistema partitico, è marcato dalla presenza del Cavaliere. Ripercorrendo le vicende politiche di questo periodo – ma anche degli anni Ottanta, che ne costituiscono l’incubazione – il politologo Piero Ignazi spiega come il berlusconismo si è dispiegato lungo un ventennio, quali sono i suoi punti di forza e di debolezza. Berlusconi si è posto al centro della scena politica grazie alle sue risorse, soprattutto nel campo della comunicazione, all’innovazione dei contenuti e dello stile, e alla balbettante reazione degli avversari. Ma il contenuto «rivoluzionario» della sua irruzione sulla scena politica in che modo ha modificato il sistema politico italiano? (Piero Ignazi, Vent’anni dopo, Il Mulino, pp.152, euro 13)

Prima di diventare la bestia nera della civiltà moderna, la censura è stata un’istituzione di Antico Regime destinata a disciplinare l’accesso degli scrittori alla stampa. Meccanismo di regolazione della trasmissione delle idee e della cultura, la censura è stata prerogativa della sovranità e, come tale, è stata un potere conteso. Tracciarne le vicende significa dunque descrivere la storia politica d’Italia sotto il profilo del rapporto tra sovranità e uso della parola. Vittorio Frajese ha raccolto la sfida e e ha tracciato la prima storia della censura del nostro Paese dall’introduzione della stampa all’età liberale (1469-1898). (Vittorio Frajese, La censura in Italia, Laterza, pp.248, euro 20)
Perché si parla ancora oggi di Anna Magnani? Perché è stata l’attrice simbolo del cinema italiano del dopoguerra, della ricostruzione e del riscatto, e una delle più grandi attrici di tutti i tempi, capace di comicità sfrenata e drammaticità profonda. E poi perché ha incarnato come nessun’altra la donna italiana, le sue passioni e le sue lotte. La biografia di Giancarlo Governi, ricca di documenti e testimonianze, narra i suoi amori drammatici, esclusivi e travolgenti; i dolori laceranti, le gioie sfrenate, in una parola la sua vita fuori dagli schemi. (Giancarlo Governi, Nannarella, Minimum Fax, pp. 235, euro 9)
Alessandro Moscè è un poeta neo-lirico che nella sua ultima raccolta di versi dal titolo Hotel della notte sviluppa una dimensione prioritaria di luoghi (l’autore ama definirli “domestici”) e una percezione immaginativa che consente di mettere idealmente in comunione il mondo dei vivi con l’aldilà, di evidenziare le radici e il sogno, di trarre ispirazione e forza dalle rime di Saba e Sereni. (Alessandro Moscè, Hotel della notte, Aragno, euro 10)

C’è George Bernard Shaw che rimprovera Alfred Nobel: «Si può perdonargli l’invenzione della dinamite, ma soltanto un diavolo travestito da uomo avrebbe potuto inventarsi il premio Nobel». Oppure Beckett, che a ritirare il riconoscimento proprio non ci va; c’è Gutenberg che inventa la stampa a caratteri mobili e poi fallisce miseramente, dimenticato da tutti; ci sono i reading di poesia degli antichi romani, per un pubblico distratto come e quanto quello dei nostri contemporanei; ci sono i censori del Seicento che tagliano e tagliano, e poi tagliano ancora; o un poeta inglese contemporaneo che trova nella spazzatura il libro con la dedica fatta a mamma e papà. Ci sono i rotoli di pergamena che a Roma si chiamano volumina. Ci sono Petrarca e John Milton, Cervantes ed Erasmo da Rotterdam; c’è Albert Camus che muore in macchina con il suo editore; c’è Voltaire che scrive libelli tra un arresto e l’altro e c’è la pagina più erotica del Padrino. Ci sono libri fondamentali che vendono qualche decina di copie, successi commerciali di scarsissimo valore, e librai attenti alla qualità con le mani nei capelli. C’è Quasimodo che litiga con Montale, che se la prende con Ungaretti, «la iena egiziana». Ci sono gli olandesi che danno rifugio ai censurati, nel Seicento e durante il nazismo. Tutto ciò rivive nella ricostruzione di una vicenda millenaria che non vanta alcuna pretesa accademica, tutt’altro. «Nulla di erudito e noioso» sottolinea Andrea Kerbaker, autore di un libro sui libri visti in una prospettiva personale e per questo estremamente vitale e inaspettata. (Andrea Kerbaker, Breve storia del libro, Ponte alle Grazie, pp. 268, euro 16,80)