L’ex tastierista dei Modà tenta il suicidio. Salvato dai carabinieri

«Tra palco e realtà», recitava il jingle di un famoso reality di qualche anno fa. Parole che tornano in mente oggi, all’indomani del tentativo di suicidio di Paolo Bovi, ex fonico e fondatore del gruppo dei Modà: per lui, travolto dal sospetto e raggiunto dall’accusa, intollerabile e diffamante, di pedofilia, quello spazio virtuale tra il successo sotto i riflettori, e la vita di tutti i giorni, è diventato una dimensione che oscilla tra la difficoltà di vivere e la reclusione in carcere. Da quanto si apprende dalle prime notizie diffuse, infatti, Bovi avrebbe tentato di suicidarsi collegando una canna di gomma al tubo di scappamento della sua auto, ma è stato salvato dai carabinieri di Cassano d’Adda, che l’hanno individuato grazie all’input del braccialetto elettronico, di cui l’ex tastierista della band si era liberato, dopo che gli era stato messo perché ai domiciliari per presunti abusi su minori. L’uomo, 40 anni, ha frequentato a lungo una parrocchia dell’hinterland milanese in cui era educatore-animatore. Le presunte violenze sessuali si sarebbero consumate, però, non nell’oratorio della parrocchia, ma altrove, come in un campeggio in Val d’Aosta, durante una gita con i ragazzini. I pm di Milano, Daniela Cento e Lucia Minutella, avevano chiesto la custodia cautelare in carcere per Bovi, ma il gip aveva ritenuto sufficiente la misura degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, riqualificando i fatti come di «lieve entità», poiché non si era trattato di rapporti sessuali completi, ma di molestie e toccamenti. Oggi, dunque, il drammatico gesto, che non è culminato nell’epilogo estremo grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine: Bovi è stato soccorso e portato in ospedale, quindi condotto in carcere per evasione. In base alle prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe cercato di togliersi la vita nei pressi di una sala di registrazione in cui era solito provare con il gruppo, a Milano. Non distante, aveva abbandonato il braccialetto elettronico che gli era stato messo nel gennaio scorso, una volta applicato per lui il regime di fermo domiciliare nella sua casa di Cernusco sul Naviglio dal gip di Milano, Luigi Gargiulo. Una decisione revocata, e trasformata in detenzione in un istituto di pena dopo gli accadimenti delle ultime ore.