La sinistra in lutto: Putin è candidato al Nobel per la Pace

Mentre il mondo gli punta i riflettori addosso in attesa di un suo passo falso nella crisi ucraina, il direttore dell’istituto Nobel ad Oslo, Geir Lundestad, presentando la lista dei 278 nomi scelti dalle migliaia di persone abilitate a depositare candidature, ha annunciato la nomination di Putin al Nobel per la Pace. Una scelta carica di significato, che vede il numero uno del Cremlino concorrere accanto a Papa Francesco e persino ad Edward Snowden, la talpa che ha innescato la miccia internazionale del Datagate.

La notizia, diffusa dai media e immediatamente rilanciata dalla Rete, ha fatto il giro del mondo, facendo ironicamente da contraltare alla propaganda anti-Putin in corso in questi giorni di braccio di ferro diplomatico-militare in corso tra il leader russo, la Casa Bianca e la Ue in merito alla questione Crimea. Una campagna stampa che ha sfiorato il limite della criminalizzazione del leader russo, tra i tanti addebiti, reo sicuramente di non rispondere ai canoni della sinistra europea, arginata solo in parte – e tardivamente – dalla contro-informazione pluralista diffusa dal web.

E così, dalla demonizzazione mediatica si è passati, nel giro di breve, alla beatificazione accademica. Putin, infatti, è stato candidato per il suo ruolo nella crisi siriana, mirato a garantire una soluzione pacifica del conflitto. Un intervento di mediazione diplomatica importante – a detta dell’entourage dell’Accademia di Svezia che ruota attorno al prestigioso riconoscimento – grazie al quale il presidente russo ha anche ottenuto la firma di un accordo affinché il regime di Damasco consegnasse le armi chimiche, evitando così il rischio del ricorso all’intervento internazionale armato. Ma non è tutto: più che probabile, infatti, che la commissione per il Nobel valuti anche il suo intervento nella complessa situazione ucraina, all’interno della quale, a dispetto di quanto divulgato in questi giorni dai media di tutto il mondo, Putin si è mosso, come ha detto lui stesso, «per proteggere» i cittadini russi. Chissà, allora, che lo zar del Cremlino non sdogani il suo ruolo da duro e cattivo proprio a Stoccolma, qualificandosi come il successore al Nobel per la pace dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

La commissione del Premio, finora, ha ristretto la lista tra 25 e 40 e la ridurrà ad una dozzina entro la fine di aprile. Il vincitore sarà annunciato il prossimo 10 ottobre a Oslo. Con buona pace di detrattori politici e concorrenti accademici…