La satira su Maria Elena Boschi: l’ammaliatrice che fa gli occhi dolci perché non sa parlare di politica…

Alcuni diranno che la bellezza si conferma un handicap per le donne in politica. Altri replicheranno che è il prezzo da pagare per la notorietà (il tritacarne mediatico è continuamente a caccia di figure da gettare in pasto all’opinione pubblica). Sia come sia, Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme, sta inverando, rispetto al premier che l’ha messa sul red carpet di Palazzo Chigi, la profezia di Guido Ceronetti: attento Matteo, che alla fine la scommessa sulle donne si rivelerà rischiosa… E infatti il bell’ovale di Maria Elena, l’incarnato roseo, lo sguardo languido dei suoi occhi chiari, hanno catturato i riflettori e facilitato l’equazione: bellezza uguale intelligenza scarsa. Troppo carina, Maria Elena. C’è qualcosa di losco in questa sua scintillante carriera. Destino parallelo a quello di Mara Carfagna, marchiata a fuoco dall’etichetta di ex-velina. A monte c’è il casting, a valle il vuoto di idee (per maschietti e femminucce catapultati nelle prime linee della politica).

Ora arriva l’imitazione di Virginia Raffaele, come “copertina” del popolare talk show Ballarò, a dare di Maria Elena Boschi l’immagine di “ammaliatrice”. Lei parla come una scolaretta che ha imparato la lezione a memoria, sorrisetto rassicurante, consapevole del suo fascino ma immersa in una bolla lessicale di frasi fatte. E dunque alla domanda: ma cosa farebbe concretamente?, la finta ministra scuote la dorata capigliatura e lancia sguardi ammiccanti. L’interlocutore, stregato da tanta bellezza, si confonde. Dimentica il senso di ciò che aveva chiesto. L’esibizione della ministra, capelli al vento, bolle di sapone per sedurre l’interlocutore, è scandita dalle note di Un homme et une femme, celebre colonna sonora dell’omonimo film di Claude Lelouch. Come dire: al posto della satira corrosiva di Crozza, dei vaffa anticasta dei grillini, delle volgari allusioni contro le ministre berlusconiane, il venticello leggero del luogo comune diventa la cornice per destrutturare con leggerezza il nuovismo di Renzi. Maria Elena Boschi, fasciata nell’incauto tailleur azzurro del giorno del giuramento, ha già trovato la maschera che la renderà più reale e vicina alla “ggente” (e senza bisogno delle volgari battute de Le Iene). Perché se diventi popolare, devi essere anche un po’ invidiato, irriso, schernito. Sono le pari opportunità della politica fondata sull’immagine.