La maggioranza vacilla e le riforme si allontanano: dal Senato segnali di inquietudine…

Il governo vacilla. La maggioranza è tutt’altro che coesa. Al Senato è risicatissima e con il voto di ieri che ha messo in pericolo la legge che abolisce le province, ha mandato un segnale inequivocabile a Renzi. Sostanzialmente gli ha notificato l’indisponibilità di fare come gli pare sulle riforme e soprattutto sulla legge elettorale, aggiungendo che se le sue intenzioni non cambiano i voti se li cerchi altrove. Ad una parte dell’opposizione, segnatamente Forza Italia, non è parso vero il tiro mancino dei settori scissionisti di Scelta civica contro  il governo per riprendere la polemica sul “patto istituzionale” non da tutti digerito stipulato tra il premier e Berlusconi. Nei prossimi giorni, in un partito sostanzialmente allo sbando qual è appunto Forza Italia, potrebbe accadere di tutto, perfino che una consistente componente parlamentare dello stesso esca allo scoperto e cominci a bombardare il governo sul piano delle riforme concordate, ma non condivise dalla base. Forse nell’imminente riunione dei gruppi di Camera e Senato si manifesteranno i primi distinguo.

Per quanto Renzi faccia professione di ottimismo  e sparga incenso dicendo che da oggi ben tremila politici non percepiranno più un euro (una maniera in po’ grossolana di legittimare la fine delle province su cui molto ci sarebbe da dire ed altrettanto sulle Regioni che sono le vere responsabili dell’innalzamento vertiginoso del debito pubblico), sa bene – come lo sanno tutti – che le inquietudini nella maggioranza si dilatano giorno dopo giorno. E non sarà certo l’attivismo del presidente del Consiglio a placarle. Gli appunti che di recente sono stati mossi al governo da Fassina (Pd) sono sempre più condivisi al Largo del Nazareno dove hanno accolto le parole di Epifani sui rapporti (pessimi) dell’esecutivo con i sindacati come un segnale preoccupante di possibile sfaldamento. Nelle componenti centriste delle maggioranza non tutti intendono seguire Renzi nel suo riformismo improvvisato, a cominciare da Mauro, mentre perfino nel Nuovo centro destra, in vista delle europee, si tende ad alzare il tiro per guadagnare voti indispensabili al superamento della soglia di sbarramento: è ovvio che l’appiattimento sul governo non giova ad Alfano e compagni che allo scopo tendono a smarcarsi e ad assumere posizioni larvatamente critiche ed autonome su alcune questioni, vedi alla voce tagli operati da Cottarelli.

Insomma, la luna di miele di Renzi sembra già finita e non è detto che il Senato non dia segni di vitalità proprio nel momento in cui lo statista di Pontassieve vuole chiuderlo. I senatori, da quanto hanno fatto capire, venderanno la cara la pelle e non è detto che si evirino per compiacere il riformatore, tanto è vero che già circolano ipotesi di modifiche rispetto al progetto originario. Scommettiamo che alla fine non se ne farà nulla?