La lite tra Renzi e la Camusso è una bufala: marciano divisi per colpire uniti

Marciare divisi per colpire uniti. Non per la piazza di Pechino come teorizzava Mao, ma per motivi squisitamente elettorali. Oltre al look di Fonzie, ai cappotti abbottonati male, alle passeggiate in bici e agli annunci da venditori di pentole, le sceneggiate governative del centrosinistra ci offrono un altro piatto prelibato: la bufala del litigio tra Renzi e la Camusso, che a parole se le suonano di santa ragione ma nei fatti rispondono a una precisa strategia. Il premier infatti finge di fregarsene della Cgil, così da entrare nel cuore del ceto medio e conquistare una fetta di elettorato che non ha mai avuto simpatie per il Pd, la Camusso invece finge di imbestialirsi contro il buon Matteo, così da conservare il consenso della classe operaia che aspetta ancora di finire in paradiso. Non a caso la leader della Cgil attacca l’esecutivo con schiaffi che sembrano carezze: «Il governo ha esordito bene sul piano dei redditi, ha invece esordito malissimo sul piano delle regole», ha detto la Camusso, «andava invece contrastata la lunga stagione di precariato». Poi la frase di rito: «Il problema vero è che il lavoro in Italia è poco, lo scivolamento verso la povertà non è solo un aspetto di diseguaglianza generale ma è frutto di una presenza di lavoro povero e dall’assenza di lavoro». In sostanza, il governo – senza aver dimostrato ancora nulla, se non gli spot di Renzi – è stato già promosso a metà dalla Camusso. Che però, prima o poi, per accontentare il palato dei propri iscritti, sarà costretta a organizzare uno sciopero generale, con una bella soddisfazione, magari con qualche cantante per attrarre le persone. Ma lo farà con cautela. Perché alla fine, dopo aver marciato divisa, farà la campagna elettorale per Renzi, colpendo uniti. Mao è servito.