La legge elettorale in stallo per le quote rosa. E c’è chi si appella alla “sposa mancata” Francesca Pascale

In 90 hanno firmato un appello ai leader dei loro partiti perché si rivedano le norme sulle quote rosa. Ma la battaglia bipartisan delle deputate sulla legge elettorale resta in salita. I lavori alla Camera sono stati sospesi e riprenderanno lunedì. Emanuele Fiano del Pd ha detto che i ritardi sono «fisiologici», ma ha anche aggiunto che resta «un nodo politico»: quello sulla parità di genere, appunto. Lo scontro più aperto è in Forza Italia, dove si è registrato, tra l’altro, un botta e risposta indiretto tra il capogruppo Renato Brunetta e l’ex ministro delle Pari opportunità Stefania Prestigiacomo. «Non mi pare che la Thatcher ne abbia avuto bisogno per emergere», ha detto Brunetta, sostenendo che il sistema delle quote è controproducente perché «chi ne usufruisce viene percepito come un raccomandato» e che «se poi le quote sono in mano a chi detiene il potere» possono diventare uno strumento per «piazzare le donne più ubbidienti…o peggio». Per la Prestigiacomo, intervistata da Repubblica, invece «c’è una parte del ceto politico che è affezionato ai propri difetti, specie quando i difetti si traducono in poltrone parlamentari». Anche il Pd, comunque, non è esente da frizioni interne, sebbene più mascherate. La cartina di tornasole ne è una dichiarazione di Dario Ginefra, che suona come un messaggio al governo: «Alla vigilia dell’8 marzo e dopo che il presidente del Consiglio Renzi ha dato un netto segnale di volersi spendere in prima persona per la parità di genere nominando il 50% di donne tra i suoi ministri, occorre fare un ulteriore passo in avanti: accogliere, con un parere favorevole del governo e un conseguente voto della Camera, l’emendamento sostenuto da una nutrita pattuglia di parlamentari di tutti i gruppi. Cambiamo tutti “verso” e senza balbettii». Non è un segreto, infatti, che il governo non sia disposto a spendersi direttamente su una battaglia che pure ha sventolato come una bandiera. Per venirne a capo nel Nuovo centrodestra c’è stato anche chi ha pensato di rivolgersi a Francesca Pascale. «L’unico modo per uscire dall’impasse sulla parità di genere è un appello che le colleghe di Forza Italia potrebbero rivolgere a Francesca Pascale», ha detto Dorina Bianchi, non è chiaro se seriamente o come battuta. «Lei potrebbe infatti intercedere e scardinare il muro che i vertici di FI hanno alzato, impedendo l’accordo sull’alternanza uomo-donna nelle liste», ha proseguito la deputata, guadagnandosi un Graffio su Libero, intitolato «Ncd inventa le quote Pascale». Ma la Pascale, alla quale pure è riconosciuta una capacità di influenza politica sul Cavaliere, oggi come oggi ha altre preoccupazioni. «Non mi sposo, sono troppo vecchio», ha detto ieri Silvio Berlusconi, nel corso della presentazione di un libro al Senato. «Sogno questo matrimonio come tutte le donne innamorate. A Napoli. Ma anche Capri sarebbe meravigliosa, però senza far torto neanche a Ischia», aveva detto la Pascale a Repubblica l’altro giorno, commentando le indiscrezioni, rimbalzate su tutti i giornali, su un possibile imminente matrimonio sull’Isola verde.