La Kyenge torna alla carica e ripropone il voto agli immigrati alle amministrative

La Kyenge torna alla carica, e il cavallo di battaglia è sempre il solito: il riconoscimento del diritto di voto agli immigrati. Così, per nulla scoraggiata dal fatto di rinverdire il suggerimento politically correct da un pulpito non istituzionale, l’ex ministro italo-congolese in queste ore ha ribadito: «Consentiamo agli immigrati di votare per le amministrative e per le Regionali». La proposta, come noto, è di quelle destinate a rinfocolare le polemiche. Del resto la Kyenge non è nuova alle controversie politiche: nel corso del suo ministero, infatti, dopo essersi distinta per la sua battaglia a favore dell’abolizione del reato di clandestinità, è stata protagonista di un pressing parlamentare mirato a far passare la modifica alla legge che regola l’accesso all’impiego pubblico, favorendo l’attribuzione di un posto statale – nelle scuole, come negli ospedali – agli stranieri – purché muniti di permesso di soggiorno (quando neppure gli italiani che vincono i concorsi riescono ad ottenerlo). Ha, come noto, insistito ciclicamente sul riconoscimento dello ius soli – il principio in base al quale viene concessa automaticamente la cittadinanza italiana ai minori nati nel Bel Paese da genitori stranieri – e infine, presa da tanto furore normativo e fervore sociale, ha disertato i funerali delle vittime milanesi delle picconate del ghanese Kabobo: un gesto che non è passato inosservato agli occhi dell’opinione pubblica. Ora, sulla scia di tanta combattività monotematica, Cecile Kyenge, con un tempismo degno di nota, torna sulla scena inserendosi d’imperio nel dibattito aperto sulla legge elettorale, anche se la diretta interessata tiene a chiarire che la sua proposta e l’Italicum «sono due cose distinte». «La discussione sul voto va avanti sulla sua strada e riguarda le elezioni politiche. La mia proposta invece fa riferimento alle votazioni legate al territorio», ha specificato l’ex ministro dell’immigrazione, il cui ministero non ha retto all’onda d’urto delle novità renziane.

«Tanti immigrati pagano le tasse, usufruiscono dei servizi del territorio fin dalla nascita. Insomma, fanno parte della società – ha aggiunto la Kyenge –. Dopo cinque anni hanno diritto al permesso di soggiorno che, di fatto, è illimitato e riconosce alle persone tutti i diritti, fuorché quello di voto. Insomma, sono cittadini che non possono votare»: ergo, il voto amministrativo agli immigrati diventa per l’ex ministro «una questione culturale, prima ancora che politica». E il duello sociale condotto a colpi di populismo. Che tra attacchi sociologici e stoccate civiche, infligge l’ennesimo affondo alla questione, lascia sul campo i soliti facili slogan e stereotipi ormai più che logori.