La Kyenge è contenta di non fare il ministro: «Finalmente mi godo la domenica»

Rieccola, Cecile Kyenge. In crisi di astinenza da riflettori, partecipa al programma di Radio2, Un giorno da pecora, e recita la parte che più le piace, quella della vittima. Cosa sarà mai accaduto all’ex ministra del governo Letta? A suo dire, da quando non fa più parte della squadra di Palazzo Chigi, sul web riceve più insulti di prima. Una tesi particolare, visto che molti l’hanno già messa nel dimenticatoio. Ma lei cavalca questo tema, perché le ha portato tanta fortuna. Quando è successo l’ultima volta che l’abbiano insultata? «Succede quasi tutti i giorni– risponde –  basta vedere la mia pagina facebook e i messaggi che mi arrivano». Per quale motivo non escono fuori queste cose? «Perché forse alcune cose diventano quasi abitudine, e questo è molto pericoloso. Per questo io dico che bisogna continuare a lavorare per la lotta all’istigazione via web». È vero, spesso Facebook diventa uno strumento di offesa. Non si capisce, però, perché l’istigazione esista solo quando si colpiscono determinate persone e non altre. È la stessa storia della satira: è volgare se prende di mira esponenti della sinistra, è libera se deride (o meglio, denigra) gli altri, in primis il Cavaliere. Per non parlare delle “offese” politiche: parlamentari, comici e intellettuali possono dare del nano a Brunetta, dello psiconano a Berlusconi e fare illazioni a sfondo sessuale sulle donne di centrodestra, ma guai a toccare “uno o una di loro”. La Kyenge non si ferma a fare la vittima e si spinge a dirsi quasi contenta di non fare più il ministro: «Sono molto più rilassata, come vedete…». E cosa fa ora? «Ho ripreso la mia vita di prima, diciamo che sono più libera. Fare il ministro è abbastanza impegnativo, non avevo sabato né domenica». È possibile che si candidi alle europee? «Il Pd non ha ancora fatto le liste…» Si dice che potrebbe essere capolista nel nord-est. Se glielo chiedessero, lei accetterebbe? «Bé, come ho sempre detto, io sono al servizio del Paese…». Secondo lei l’Italia è pronta per un premier di colore? «Secondo me – ha risposto la Kyenge – bisognerà aspettare ottanta anni, non siamo ancora pronti». Meglio non affrettare i tempi perché si correrebbe il rischio di avere come premier proprio lei. E sarebbe un problema, perché non potrebbe rilassarsi nei fine settimana.