“La Grande Bellezza” fa più ascolti di Sanremo ma divide gli italiani: capolavoro o fiera della banalità?

Ascolti da Oscar per la Grande Bellezza andata in onda ieri sera sugli schermi di Canale 5 in prima serata:  fresca di statuetta, la pellicola di Paolo Sorrentino continua a conquistare record sbaragliando, come da previsioni, la concorrenza delle altre reti con uno share del 36,11 per cento. Dopo il record di premi, il record di commenti e polemiche, arrivaquello dell’auditel: un italiano su tre è rimasto incollato davanti alla tv  per annusare, interpretare e poter commentare “il giorno dopo” film entrato nella storia. Detrattori per principio e fan entusiasti, moralisti della prima ora sdegnati per l’affresco sulla Roma decadente e cafona, felliniani doc plaudenti e commossi, tutti sono stati sedotti da una morbosa curiosità. Quasi nove milioni di spettatori, un esercito pronto alla pugna perché la Grande Bellezza continua a spaccare il Paese a metà dando vita a un grande derby che travalica il giudizio su un’opera che resta “solo” un film per trasformarsi in una sfida politico-esistenziale tra arruginiti modelli contrapposti. È di destra? È di sinistra? È demagogico e qualunquista? Ma non è un capolavoro senza pari, è lo specchio di una cultura ferita e del vuoto di una generazione su cui meditare. Se i critici hanno esauriti l’ispirazione dopo aver riversato fiumi di inchiostro sulla lettura “giusta”,  il dibattito si è spostato sulla rete in un contagio virale che si alimenta del vizio tutto italiano per il campanile e l’innato sospetto, ai limiti dell’invidia, per tutto quello che ha successo. Si va dallo sfoggio di sbadigli di chi scrive “non ho resistito al letto, mi dispiace” con decine di condivisioni, a chi esulta a mezzanotte per il “supplizio completato fino allo scorrimento dei titoli di coda”. passando per chi ha preferito l’intramontabile don Camillo «per non sprecare la serata». Sulla sponda opposta è un tribudio di omaggi: “No amici, la Grande Bellezza è un grande film e Sorrentino è siblime”, “Grazie Paolo. Il talento che trionfa. Roma e l’Italia si godono un Oscar che è l’orgoglio dell’Italia”. C’è chi si concentra sulla chiacchierata sulla terrazza contro la sinistra radical chic per concludere che sotto sotto Sorrentino è un camerata, chi s’arrabbia con i detrattori: “e allora tenetevi il Grande Fratello”. Non parlare del film delle meraviglie non è à la page e ognuno si arrangia come può, i più informati si mettono sotto l’ombrello dell’appartenenza politica perché la sinistra pigra, sempre afflitta dalla sindrome del migliore, si è precipitata ad arruolare il regista come in campione di antiberlusconismo perché, neanche a dirlo, dietro la decadenza dei costumi e la spietata fotografia dell’antropologia cafona e immorale dell’Italietta democratico, sullo sfondo di una Roma superba, c’è lo zampino del Cavaliere. E la destra, amante delle “sfunature” per tradizione, si divide tra condanne severe e tifo anti-corrente.  C’è anche chi taglia corto e mette in rete la foto del proprio focolare, questa è la grande bellezza. E questa è l’Italia pronta alla battaglia campale per un film o uno scudetto.