La Fornero torna alla carica e si scopre “renziana”: «Il jobs act? L’ho inventato io»

A volte ritornano e si arrogano anche i meriti. Vi ricordate di Elsa Fornero, la ministra del Lavoro più impopolare della storia della seconda Repubblica, ha rilasciato un’intervista al quotidiano genovese Secolo XIX dove si loda e si sbroda.  «Considero sconcertante tutto questo affannarsi a dire che la mia riforma è stata smantellata. È una fandonia», attacca la Fornero. «Sono contenta – dice – se Renzi riesce a trovare dieci miliardi che io non avevo a disposizione. Ma prendiamo le nuove proposte. Vogliono estendere la a causalità dei contratti a termine su 36 mesi. Bene, ma sono stata io a introdurla con grandissima fatica per un anno. L’Aspi: c’è già. Ora vogliono estenderla e ribattezzarla Naspi, e mi chiedo che bisogno ci sia, visto che è appena nata. La cassa in deroga? Dicono che l’aboliranno. Ma l’abbiamo già abolita, a partire dal 2017. Forse la mia legge non è stata letta bene». Più supponente e più tronfia che mai, l’ex ministra del governo Monti rilancia. «Ben venga una maggiore liberalizzazione – aggiunge a proposito della riforma del lavoro -, ma siamo proprio sicuri che in questo momento serva svincolare la contrattazione a tempo e allungarne i tempi? Non rischiamo il passo più lungo della gamba? E non diamo, per favore, il colpo di grazia al contratto a tempo indeterminato».

E ancora l’elenco delle mirabilie compiute dal dicastero del Lavoro sotto la sua guida. «Noi – incalza la Fornero – abbiamo contribuito a rendere meno rigido il mondo del lavoro in uscita, ma in cambio ci siamo battuti per una maggiore stabilizzazione all’entrata per i giovani, anche rafforzando l’apprendistato. Non sono certo io che ho accusato Poletti di aver cambiato idea». La risposta della Rete non si è fatta attendere. Qualche perfido navigatore ha postato su Twitter una vignetta di Vauro di due anni fa, dove una rugosa Fornero pronuncia la frase che l’ha resa tristemente famosa: «Il lavoro non è un diritto». E, sotto, come didascalia del vignettista toscano, un ferocissimo: «Articolo 1. L’italia è una Repubblica democratica fondata sulle cazzate della Fornero».